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Scrivere: L'insostenibile leggerezza dell'essere di Milan Kundera


Lo stile
Quest'opera viaggia su un binario doppio: da un lato apre a una discussione che potrebbe sembrare di un saggio (inteso come tipologia di scritto), dall'altro si dice "romanzo" quale risulta pure dalla copertina.
Nelle pagine del testo che si sviluppano appare ora parte dell'uno ora dell'altro. L'autore parla come se scrivesse una recensione del suo stesso libro, addirittura confessando di non saper spiegare un atteggiamento di Tereza, o quello di Franz, oppure adoperando la prima persona, come di un narratore che osserva distaccato la scena. Salvo, poi, tornare al racconto in terza persona e continuare la storia. Tuttavia esiste anche un altro espediente che dovrebbe far ritenere l'ipotesi dell'eterno ritorno, di cui si tratta nelle prime pagine del libro, effettiva nella vita umana. Probabilmente ciò avviene quando Kundera torna sui propri passi dove aveva lasciato descrizioni poco esaurienti dei fatti, per approfondirli e procedere da quel punto del racconto.
E' una tecnica che talora disturba, soprattutto quando ci sono gli interventi diretti dell'autore, oppure quando, con il verbo al presente indicativo, diventa problematico immaginare la scena così spezzata nei tempi. Non è stata usata una modalità per diversificare il commento dello scrittore dal resto, magari con righi bianchi o con caratteri di stampa differenti, pertanto è evidente che Kundera volesse mescolare le due forme di stile.
Un altro disturbo nella lettura è la ripetizione di "disse" nei dialoghi, chiunque parli al momento. E' strano come ricalchi le medesime ripetizioni presenti nei dialoghi del libro Per chi suona la campana, cui si rimanda. Se è vero che abbiamo letto la traduzione italiana, tuttavia non è pensabile che non sia stato usato lo stesso verbo, ugualmente tante volte e ravvicinate anche di un solo rigo, nel testo originale.
Inoltre si notano alcuni periodi molto lunghi, pure dodici righe di testo, senza che appaia una qualche necessità espressiva. Potevano benissimo starci alcuni punti, invece dei punti e virgola adottati. Si potrebbe obiettare che anche I promessi sposi hanno periodi molto lunghi, ma in quel caso sono evidenti i momenti particolari del racconto i quali hanno bisogno di tenere il lettore concentrato su ciò che si dice.
La minima presenza di dialoghi allontana il lettore da una storia che è immaginata come vista attraverso una nebbia offuscante. Quasi che anche l'autore la veda nella maniera. In effetti lo dice proprio, quando parla di personaggi che sono inventati (i romanzi sono così, anche se prendono spunto dalla realtà, del resto nemmeno si può ritenere vero che siano inventati). Allora a quale scopo dirlo? Per passare nuovamente alla tipologia saggio sull'amore erotico e alle sue conseguenze?
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