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Figure retoriche: la polisemia

Polisemia
Il termine deriva dal greco antico e significa, letteralmente, dai molti significati
Dal solito vocabolario della lingua italiana, lo Zingarelli, leggiamo la seguente definizione tecnica:
"Proprietà di un segno linguistico di avere più significati."

La polisemia, dunque, si presta a generare ambiguità in chi legge o ascolta. E questo fatto è stato spesso sfruttato per le rappresentazioni comiche, le commedie, le farse, o gli scritti umoristici. In modo da giocare con il linguaggio.
Molto meno usata, la polisemia, è nella poesia dove pure esistono esempi in cui volontariamente si introducono termini dai significati molteplici. In questo caso l'intento è di far riflettere e di fornire due sensi diversi e altrettanto interessanti.
Ecco un esempio di polisemia:

"C'erano state delle riforme ministeriali, erano arrivati molti fondi per la scuola e Stefano non sapeva dove andare anche perché l'istituto, al quale aveva intenzione di iscriversi, aveva cambiato indirizzo."

L'indirizzo di cui si parla potrebbe essere sia quello fisico, la strada dove è dislocata la scuola, sia l'obiettivo degli insegnamenti che in essa si danno. Ossia che cosa l'istituto offre agli studenti come formazione.
Per non generare confusione, l'autore deve usare la polisemia solo in casi particolari. Spesso è l'editor che si accorge delle ambiguità nei manoscritti che corregge. Chi quelli produce, invece, potrebbe sorvolare, senza prestare attenzione a tantissimi casi di polisemia nella lingua. Chi legge resterebbe sconcertato.
Qualora desiderassi verificare che cosa sono le figure retoriche e come si possano utilizzare nella narrativa, in un esempio di romanzo che ti aiuti nella stesura del tuo, vai a questa pagina. Se, invece, già hai un manoscritto e ti occorre un'operazione di correzione o di editing, o qualunque altro tipo di consiglio per pubblicarlo, visita questi nostri servizi.

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