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Che torni di moda l’onesta?

6 Maggio 2013

Che disastro i grillini in parlamento! Nemmeno dovrebbero avere il coraggio di chiamarsi ancora con il nome di Grillo. Era lui che parlava di onestà, di contratto, di come far rispettare il volere degli elettori anche dopo che si è eletti, di come cambiare tutto: TUTTI A CASA: Che motto! Ora anche coloro che vogliono il tesoro di Tolkien dovrebbero trarne le conseguenze: a casa, senza fiatare che qualcuno potrebbe ripensarci e agire in merito. La diaria? Ora sono cominciati i distinguo, secondo il guadagno precedente, la distanza, la zona, e altre stupidaggini che non hanno alcun senso. Ma sanno costoro quanti sono in grado di fare meglio di loro e a costi inferiori? Si sapeva tutto già, da come si erano comprati il vestitino nuovo e da come eano andati dal barbiere appena dopo i primi soldi dello stipendio, altro che 5000 euro lordi!

Ma poi? Ci sarebbero oltre 3000 euro per le spese telefoniche? Non si sa che esistono abbonamenti con pochi euro al mese verso tutti? Cadono le braccia.

Beppe Grillo dovrà sperare che ci siano subito nuove elezioni e che il presidente Napolitano non si affidi a questi signori che non chiamano onorevoli, giustamente, che cambiano idea secondo convenienza, per reggere un governo di un’Italia a pezzi, soprattutto dal punto di vista morale. Se si vuole che torni di moda l’onestà, bisogna scegliere nuove persone, nuovi candidati, francescani, seri, umili, coraggiosi e con ben altre aspirazione nella testa. Voi altri vergognatevi!

Quante volte sul sito di Grillo mi hanno appostrofato come un cialtrone. Ebbene, coloro che lo hanno scritto adesso guardino i loro rappresentanti. Avevo capito subito con chi avevamo a che fare, e non mi riferisco a chi ha parlato di buoni principi, anche se con un linguaggio non sempre appropriato. Ancora si può salvare qualcosa ma adesso ci vuole davvero fantasia.

Vomitoria

30 Aprile 2013

Nerone, considerato da molti un pazzo, aveva una stanza chiamata vomitoria. Un luogo dove si poteva vomitare tutto ciò che si era mangiato per poi continuare a cibarsi allegramente di tutto ciò che piaceva. Un pazzo, appunto! Andiamo a capo.

Vedo sulla carta stampata, sulla tv e su internet delle pubblicità a particolari prodotti che promettono di poter dimagrire allo stesso modo: allegramente. Allora mi chiedo a che cosa serva mangiare oltre, soprattutto quando una buona parte della popolazione mondiale soffre la fame, ne muore, e quando il nostro paese vede crisi di tal genere che molti preferioscono suicidarsi per dignità! Certo, un loro modo di intendere la dignità, di fronte a chi pensa che deve avere pure una certa linea del fisico. Non anche della mente?

Chi legge questo breve messaggio sappia valutare chi sia il pazzo nella storia.

La Carta del Cliente

24 Aprile 2013

Ho appena letto dal sito della Vodafone, che mi manda fatture con addebiti di servizi di cui mai ho usufruito, un articolo sulla cosiddetta Carta del Cliente. Vediamo cosa c’è scritto:

Lo strumento della Carta del Cliente, introdotto dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 gennaio 1994, trova ulteriore disciplina nelle leggi 11 luglio 1995, n. 273, 14 novembre 1995, n. 481, 31 luglio 1997, n. 249, decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 e, con specifico riguardo al settore delle comunicazioni, nelle delibere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, quella del 24 luglio 2003, n. 179 (Approvazione della direttiva generale in materia di qualità e carte dei servizi di telecomunicazioni ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lettera b), numero 2, della Legge 31 luglio 1997, n. 249) e quella n. 104/05/CSP (Approvazione della direttiva in materia di qualità e carte dei servizi di comunicazioni mobili e personali, offerti al pubblico su reti radiomobili terresti di comunicazione elettronica, ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lettera b), numero 2, della legge 31 luglio 1997, n. 249).

E si parla pure di trasparenza! All’anima che razza di italiano e di interpretazione dei concetti! Che cosa si dovrebbe capire? Trasparenza, appunto, non opacità, che sarebbe più corretto. Vodafone risponderebbe che così sono le normative al riguardo. E, magari, si nasconde dietro questi fattori per non mostrare al cliente che cosa gli sia capitato e come difendersi. Bene, anzi malissimo. Perché se qualcuno pensa di poter usare un abbonamento con addebito su carta di credito, ha passato i suoi guai. L’unica cosa da fare, in questi casi, se non si vogliono ricevere cattive sorprese, è disdire tale tipo di abbonamento. Ossia l’uso della carta di credito come cassaforte da dove prelevare, da parte del rivenditore, senza controlli.

Qualcuno prova a fare la cosiddetta disputa del pagamento e ricorrere alla propria banca? Ebbene ci ricaverà poco, anzi nulla, se esiste una fattura di determinati servizi. Non importa se essi non siano mai stati richiesti e mai nemmeno erogati. Resta la denuncia alle autorità, oppure al CORECOM. Ma le strade sono difficili da percorrere, o almeno lente. Molto meglio non usare la carta di credito per far effettuare da terzi prelievi su abbonamento. E’ un consiglio da seguire.

I catafalchi

15 Aprile 2013

Una questione ancora irrisolta di Grillo e del suo movimento è che in esso manchi la coerenza. Un esempio? Eccolo.

Si sono svolte le votazioni online per proporre i candidati a presidente della repubblica. Ebbene, andiamo a vedere chi sono i dieci scelti dal popolo di M5S. Tra essi ci sono due catafalchi della vecchia politica che si chiamano Prodi e Bonino. Sempre con riferimento ai personaggi che hanno governato, in un modo o nell’altro, la cosa pubblica e senza parlare della persona in sé. Dunque, vale adesso il motto “tutti a casa” oppure c’è una sospensione quando si tratta di nostra sorella? Come si dice dalle mie parti se si fa la spia alle coppiette.

Non vale, ho capito. Non tutti a casa, solo alcuni che non si sa bene chi siano. Da scegliere secondo il momento storico e non secondo una studiata strategia valida sempre e comunque, come dovrebbe essere. Ora è anche chiaro il motivo per cui è difficile scrivere sul blog di Grillo: troppi grilli, al minuscolo, che sono capaci, in tanti, di offendere e di non avere lucidità mentale per discernere ciò che significa concetto generale da ciò che è il battito cardiaco personale. Il cuore batte a sinistra? Ma Grillo lo ha detto svariate volte che si cambi voto. Ecco, alle prossime e vicine elezioni il Movimento 5 Stelle faccia pulizia dentro di sè. Ce n’è molto bisogno. Anzi, mandi a casa anche coloro che non sono in grado di essere da una parte politica, sempre e soltanto. I tanti che danno ragione a Berlusconi quando li chiama bambini allo sbaraglio, o una cosa del genere.

Vegetariani

3 Aprile 2013

I vegetariani non mangiano carne. Qualcuno per motivi religiosi, altri per questioni morali, altri ancora per moda. Dispiace dirlo, ma succede anche questo. Nessuno che abbia una visione globale e organica della realtà. Ci vuole coerenza, mi pare.

Quando chiedi se usino insetticida o trappole per topi, si trovano in difficoltà, oppure se chiedi se lascino fare ai microrganismi della muffa, non sanno cosa dire. E non ne parliamo se provi a inventarti che anche le piante possano avere dei sensi, chiamiamoli così. Ma vediamo quale insidia di logica si nasconda dietro una semplice abitudine alimentare.

Si spera che non si debba parlare di scarpe di pelle per costoro, oppure di cosmetici e di medicine, che sanno tutti come derivino direttamente o indirettaente dagli animali, non fosse per la sperimentazione delle case farmaceutiche sui topi e su altri esseri. Lasciamo stare queste eventualità, andiamo oltre, più nel profondo. Gli stili di vita.

Che provino a fare, i vegetariani, un semplice test che gira anche sulla rete per controllare quante Italie, se non quanti Mondi, occorrerebbero per consentire a tutti gli abitanti di vivere con lo stesso livello di consumi. Che tipo di consumi? Tutto, non soltanto la carne, ovviamente. Perché tutto si produce in qualche maniera ed emette CO2 nell’ambiente, tonnellate all’anno per ciascuno di noi. Ne vedremmo delle belle. L’impronta di CO2, ossia l’emissione totale annua di anidride carbonica conseguente all’uso dei trasporti, degli apparecchi delle nostre case, dei vestiti, dell’alimentazione, seppure priva di carne perché si è vegetariani. Che succede? Non si deve parlare anche di quell’altra bestia che è l’uomo? Non si dimentichi che anche noi siamo animali. E l’anidride carbonica generata dai consumi esagerati allarga il buco dell’ozono, sempre più in quanto gli alberi presenti sulla terra non sono inn grado di assorbirla. Potremmo essere destinati alla distruzione, quando non saremo più protetti dai raggi nocivi del sole.

Chi pensa soprattutto all’animale uomo può dichiararsi vegetariano, adattando i suoi personali consumi e il proprio stile di vita. Gi altri che si facciano un esame di coscienza e vedano dentro di sé che cosa sia questa scelta di non mangiare carne. Potrebbero scoprire di non vivere secondo un comportamento logico e organico.

Il resto è noia, diceva il Califfo!

Il mancato accordo con il PD da parte di Grillo

31 Marzo 2013

In questi giorni si assiste a una ondata di critiche, sul blog di Grillo, per il mancato accordo con il partito democratico sulla formazione del nuovo governo. Parolacce a non finire, maledizioni a Grillo e a chi ha fatto votare per un movimento che sta deludendo. E giù una lunga serie di errori dei nuovi parlamentari.

Tutto quasi vero. Gli errori ci sono stati, ma al contrario di come si vorrebbe far intendere nei commenti. Il primo di essi quando si è votato Grasso: una chiara contraddizione del principio di non partecipare agli inciuci di potere e di mandare a casa tutti. Anche quelle persone che sono apparse, giustamente, come foglie di fico. Basta leggere i sorrisi dei signori che hanno beneficiato di tutto ciò. Che cosa c’è da ridere in un periodo così drammatico?

Il resto, le critiche a Grillo, sono soltanto maldicenze di chi avrebbe dovuto votare, nel caso, PD alle scorse elezioni. Per quale motivo avrebbero affidato, invece, il loro voto a. M5S? Ammesso e non concesso che sia proprio così. Non pare possibile che si cambi idea dopo soltanto poche settimane e si mandi al diavolo chi è sembrato un innovatore. Che possa avere sbagliato è possibile, ma non che abbia già, così presto, tradito. In fin dei conti si era sempre detto di non appoggiare nessun governo con i partiti tradizionali, compreso quello cosiddetto democratico. Dove sarebbe la novità e il tradimento? Che si accusino di mancanza di esperienza i parlementari del M5S, ma non altro, almeno non ancora.

Sembra, altresì, che il blog sia stato aggredito, più di quanto non sia stato previsto, da personaggi che nulla hanno a che fare con il movimento di Grillo con l’obiettivo di renderlo inefficace, improponibile come metodo politico e destinato alla scomparsa, o almeno alla perdita di visitatori e di voti finali. Tutto questo, però, dimostra l’esatto contrario: la paura che soprattutto il PD, giacché sono molto maggiori quelli che trattano di argomenti relativi a tale soggetto, perda ulteriormente terreno a favore di M5S.

Dunque la strada è buona, è necessario solamente procedere a un controllo superiore sui commenti che, palesemente, tendono a sminuire il valore delle proposte costruttive per Grillo.

La decrescenza felice

30 Marzo 2013

Un responsabile del partito di Monti ha detto, ultimamente in tv, che già abbiamo troppa decrescenza in Italia e non ne occorre dell’altra. Una professoressa italiana che insegna in Inghilterra, molto vicina al movimento di Grillo, ha, invece, suggerito di modificare il termine che è alquanto infelice. Il fatto è che i principi di 5 Stelle non sono elencati nel non-statuto, forse perciò chiamato tale, e spesso sono riconducibili solamente a ciò che esprimono coloro cghe hanno fondato il blog relativo e tutto il resto.

Da un lato sembra anche logico, ma dall’altro genera confusione in chi vuole capire o criticare. Perciò la decrescenza felice appare molto confusa nella mente di chi non appofondisce. Ci dovrebbe pensare Grillo o Casaleggio, qui voglio avere la presunzione di spiegarmela.

Probabilmente il termine descescenza non è del tutto appropriato per la ragione che non si tratta di tornare indietro in maniera assoluta. E’ come se, invece, avessimo capito di aver sbagliato strada e avessimo la necessità di ricominciare dall’ultimo bivio. Quindi tornare non per fare un cammino a ritroso, quanto per imboccare il giusto percorso della nostra civiltà. E dove si trova questo bivio? Nel punto in cui abbiamo abbracciato il consumismo a piene mani, quando abbiamo ammucchiato montagne di rifiuti, quando si è deciso di costruire dovunque, invadendo il territorio di edilizia, quando si è pensato che si poteva percorrere velocemente una strada che soltanto all’inizio era vantaggiosa. Ed ecco qui il vicolo cieco dal quale bisogna uscire. Decrescere in questo senso per crescere davvero, per ritrovare la dignità, come l’onesta, come l’umanità, quella che faceva le genti di pochi decenni fa molto più allegre di oggi. E chi se ne importa di avere più telefonini, o oggetti molto simili ai precedenti ma più alla moda. Chi se ne importa di possedere due o tre case, di avere a disposizione un SUV, un motorino, due computer, cinque televisori e poi la mente vuota di contenuti. Il prezzo potrebbe essere anche di restare senza lavoro. Non esiste più l’artigianato.

Ecco una proposta molto interessante: l’artigianato. Quando torneremo al quel bivio, dove si è distrutto l’artigianato, allora si ritroverà una parte di quella felicità persa. Quando chi studia sa che lo Stato non ha buttato i soldi per pagare le università e i professori, per costruire un professionista che non lavererà mai, allora si ritroverà un altro pezzo di umanità. Che nessuno resti indietro! Quando anche il lavoro sarà fatto dagli uomini perché vi è un limite invalicabile all’automazione. L’obiettivo finale non è quello di eliminare del tutto la nostra presenza su questa terra, quando molti di noi hanno tuttora sete e fame, e muoiono senza sapere nulla di ciò che è oggetto dei nostri dibattiti. Automatizzare anche la vita?! Povertà, come predicava san Francesco, al quale Grillo si ispira, deve significare umiltà e giammai sofferenza e distruzione. La decrescenza, il cammino inverso, perciò, fino al bivio, è questa.

Il TAV e una politica organica sulle costruzioni

26 Marzo 2013

A favore e contro il treno ad alta velocità si esprimono, secondo le circostanze, un po’ in vari partiti politici. Come sul ponte sullo stretto di Messina. Si parla di tempo di crisi, di opere inutili, di perdite di denari, rispetto ai benefici, e di paesaggio. Nessuno che faccia un discorso organico sulle nuove costruzioni, che debba comprendere non solamente grandi opere pubbliche, quanto pure quelle private. Vediamo se altri hanno il coraggio di dire ciò che si sostiene in questo articolo.

Parliamo dell’Italia, per non ingigantire il ragionamento. Dunque, il medioevo ha fatto tutto ciò che vediamo nel nostro paese, le città, soprattutto. Di abitazioni c’è stato ancora bisogno grazie all’aumento della popolazione, di fabbriche con l’avvento dell’energia elettrica. Poi? Oggi non esiste più un aumento di popolazione. Semmai bisognerebbbe pensare a come evitare che essa, altrove, continui ad aumentare. La terra non è sufficiente per più di quanti già siamo. Che ragione c’è di continuare a costruire? Sì, proprio a costruire, non soltanto linee TAV e ponti e strade, quanto proprio case, che non occorrono per la gente che non c’è? Ci vorrebbe una moratoria, se non proprio una legge che tratti del divieto delle nuove costruzioni, quando non estremamente necessarie. Quanti fabbricati pubblici si vedono abbandonati? E quante case sfitte e quanti centri urbani disabitati?

Certo, il secondo punto è un riequilibrio territoriale. Esso sarebbe possibile solamente se si pensa a un coefficiente di zona, come è stato illustrato in un altro articolo di questo blog. Potrebbe essere la politica organica di Grillo, quella che, per ora, non ha il suo movimento.

Non sarebbe, logicamente, possibile bloccare l’industria edilizia in questa maniera. Ci sono, però, tantissimi lavori da fare su ciò che esiste: le manutenzioni, le ristrutturazioni e, soprattutto, le opere per rendere questa nostra nazione più sicura contro i terremoti, se non contro le inondanzioni e le frane. Il risultato sarebbe di molti meno lutti e di tantissimi risparmi rispetto alle ricostruzioni dopo gli eventi distruttivi.

Basta così. Pochi principi che siano tra loro organici. Del resto nel mondo del digitale è anche incredibile che ci si debba affidare a una comunicazione ancora di mentalità ottocentesca. Le merci? E per quale motivo dovrebbero essere ancora di più e più rapide di quanto non siano oggi? Si cresce soprattutto nello spirito, non nell’aumento dei consumi. Quando ci sono popoli, nel mondo, che hanno ancora sete e fame.

Gli schizzi digitali di cui parla Grillo

24 Marzo 2013

Ho letto con attenzione l’articolo di Grillo che parla, con un titolo colorito, di come ci sia un attacco al sito del Movimento con migliaia di post al giorno che criticano, che cercano di sfasciare, che vorrebbero ridurre al lumicino il valore e il significato dei voti presi alle scorse elezioni. Sono certo che Grillo, intelligente qual è, non si sia accorto soltanto ora come sia difficile governare un blog come il suo dove i commenti sono liberi. Ma proprio qui sta il punto. Non è forse giunto il momento di dare un taglio a questa presunta libertà? Non deve essere tutelata la libertà di chi vuole proporre, vuole discutere senza ricevere offese, vuole parlare con calma dei problemi di oggi? Niente. Anche io mi sono arreso. Non ho voglia di rispondere a personaggi tanti cretini e insulsi per i quali non vale certo la pena di perdere del tempo. Naturalmente essi non sono la maggioranza, ma danno comunque fastidio, specialmente a uno come me che deve lavorare, e non chiacchierare, per portare avanti la famiglia. Percò scelgo di rispondere su questo mio personale blog, dove posso controllare chi si iscrive e chi cerca, come unico obiettivo, di infangare.

Il suggerimento a Grillo? Occorrono in primo luogo dei principi da scrivere nel cosiddetto non-statuto. La eliminazione anche di alcune idee di base non giova a chi vuole credere nella democrazia diretta. Anche quella se ne va a farsi friggere se non esistono regole, né è possibile seguire strade fra loro contrapposte o disorganiche. Ecco, allora credo che M5S può camminare su propri solidi piedi e non su grida di moltissime, troppe, persone che non sanno del tutto quello che vogliono.

Qualcuno vuole Bersani? Che se lo voti direttamente e lasci stare un movimento che chiaramente non può farlo per non distruggersi.

Qualcun altro chiede collaborazione con altri partiti? Che si iscriva a uno di essi, a scelta.

E’ molto meglio essere pochi e buoni, e non portare avanti personaggi che sparano sciocchezze ogni volta che aprono bocca. Se le idee valgono e sono condivise, il successo, al quale si aspira, arriverà.

Uno dei mali di 5 Stelle

23 Marzo 2013

Molti diranno che il Movimento di Grillo ha tanti mali che non sia facile dire da dove cominciare. Però bisogna convenire che ci sono anche tantissime cose giuste. Magari da limare, da organizzare in leggi e non soltanto proposte alla rinfusa, ma buone. Vi è un fatto inequivocabile che dà molto fastidio a chi seriamente volesse partecipare al blog e al forum, ma vale anche per gli aderenti ad altri partiti e vediamo perché.

Ogni volta che si propone qualcosa, da discutere, come no, nel blog di Grillo si scatena il finimondo. C’è chi accetta e valuta positivamente e chi, invece, comincia a offendere, a usare parole di pessimo gusto, (per non dire peggio), e a mandare al diavolo l’autore, come uno che si sia infiltrato per sfasciare la politica pura del movimento. Però se dopo due o tre interventi si nota che la faccenda non cambia, allora vuol dire che non si può parlare liberamente. E che il sistema nel suo complesso, la rete, non sai del tutto praticabile. Ci vuole una regola che non c’è. Oppure che è troppo debole e facilmente aggirabile. Un controllo totale dei messaggi? in modo che non sia più possibile mantenere un blog di tante proporzioni? Non lo dico.

Si tratta di rispetto degli altri, una regola d’oro che dovrebbe essere alla base di tutta la politica, non soltanto partitica. Che succede se non esiste? Che Berlusconi diventa nano, che Bersani gargamella, che Schifani la peste bubbonica, che Napolitano come è stato definito da Crimi, che l’avversario politico, a meno che non si voglia instaurare un regime con rivoltelle alla mano a decimare coloro che non la pensino come chi quella ha nelle mani, sia disprezzato. Esiste una dignità umana dalla quale non si può prescindere. Ed è un peccato che il blog, espressione del movimento di Grillo sia tanto in basso per quanto riguarda questo aspetto. Perciò preferisco scrivere sul mio blog, questo, dove ognuno può partecipare, sempre che accetti di rispettare chi la pensa diversamente e non sia tacciato di cialtroneria. Insomma che ci sentiamo davvero parte di una comunità. Non soltanto a parole.


     
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