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L’editor delle case editrici


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Mi è capitata questa disavventura con una casa editrice qualche tempo fa. Inviai un romanzo per una eventuale pubblicazione. La risposta fu che era di qualità, che la storia era interessante, ecc. Tutti commenti che fanno coloro che vogliono prendere all’amo un altro cliente, non un autore, per fargli pagare qualcosa per la sua stessa pubblicazione. Poi c’era una postilla del genere: “Abbiamo riscontrato, comunque, molti errori, soprattutto nelle caporali basse che mancano del tutto in molti dialoghi nel testo…” e altre cosette che riguardavano errori di scrittura.

Mai che l’editor, se così bisogna chiamare chi legge e corregge un manoscritto, si fosse accorto che quella fosse una caratteristica dell’autore, che non tutto fosse effettivamente dialogo, ma molti solamente pensieri inespressi o dialoghi che si sarebbero fatti se ci fosse stata, in qualche modo, possibilità. Insomma un tipo di linguaggio dell’autore. Anche per alleggerire la narrazione e renderla più vivace, meno monotona. Per niente difficile da capire.

Errori? Questo dimostra come ci sia ridicolaggine, come spesso vado dicendo, nella lingua scritta, molto più della parlata dove ti puoi aiutare con il tono della voce, con le pause, con gli occhi, le espressioni del viso e i comportamenti. Non basta soltanto il contesto, come si suol dire. E come, pure, ciò che si scrive, si presta a eccessive interpretazioni per cui, spesso, un editore prende fischi per fiaschi e pubblica sciocchezze o manda al mittente proposte interessanti. Le case editrici, vedi quante ce ne sono che chiedono contributi agli autori stessi, non credono nel talento, né lo sanno riconoscere, e cercano di pubblicare ciò che commercialmente e soltanto così, possa garantire, secondo loro, un ritorno economico.

Non voglio affatto dire che quel mio romanzo sia chissà che cosa, quanto che gli esordienti debbano stare con gli occhi aperti e non farsi ammaliare dalla proposta editoriale, come la chiamano coloro che sperano di guadagnare da autori sprovevduti. Allora come fare a pubblicare un libro? Ci vuole anche fortuna, oltre che tenacia. Meglio avere nel cassetto un manoscritto inedito che darlo alle stampe versando denaro. Se proprio si vuole un libro su carta, ci sono i sistemi in rete che ti consentono di avere una copia con pochissimi euro, se non addirittura gratis. Venderlo a molti, è tutta un’altra storia che, quasi sempre, dipende dalla pubblicità dell’opera, non dal contenuto.

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