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L’algoritmo Panda


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Con l’entrata in vigore del nuovo algoritmo di Google si contano diverse vittime del nuovo modo di presentare le ricerche sul web. Panda, da agosto 2011, ha modificato la scala dei valori dei siti. In particolare si dice che abbia penalizzato tutti quelli che hanno, al loro interno, argomenti duplicati. Che significa? Che chi copia non √® degno di essere premiato nei risultati di ricerca del motore di Google. E la cosa detta cos√¨, potrebbe apparire giusta. Ma bisogna fare alcune considerazioni che gli americani, in genere, non sono abituati a valutare.

Prima di tutto il servizio di Google, la cui fortuna dipende dai siti, (se non ci fossero, non avrebbe senso nemmeno il motore di ricerca pi√Ļ famoso al mondo), √® un comodato d’uso per chi fa ricerca nella rete e per chi pubblica un sito. Dunque non si paga nulla per avere e per dare informazioni. Ma il mezzo non ha il diritto di far crescere, secondo le sue leggi, un apparato che d√† anche lavoro a chiss√† quanta gente e poi modificare le stesse leggi. Quando? Solo dopo che ha acquistato potere. Ecco.

Ossia, le modifiche, se servono a un migliore utilizzo della rete, ben vengano, ma non con la rapidit√† di una mannaia che scende senza ritegno su chi capita nei pressi. E mi spiego anche meglio. E’ giusto far perdere posti di lavoro a siti che vedono crollare le visite, e quindi la pubblicit√† che √® l’unica, o quasi, fonte di sostentamento degli stessi, nel giro di un giorno solo? Dal momento che √® entrato in funzione il famigerato Panda? E quale sarebbe questo diritto? Che il motore di ricerca di Google √® di propriet√† privata? E allora che non usasse i siti del mondo. Invece ci√≤ che serve a lui va bene, il resto sono affari degli altri!

Il problema, a questo punto, riveste un carattere di natura politica. Come Bill Gates non può avere in mano i destini del pianeta ugualmente il colosso Google non può esercitare il suo dominio persino nel decidere chi debba salire e chi scendere nei risultati di ricerca del proprio motore. Quando si raggiungono altissime vette bisogna rendere conto alla comunità. Il monopolio è una pessima cosa.
Si diceva comodato d’uso. Ma esso √® reciproco che anche Google usa, gratuitamente, i siti pubblicati.

Insomma, il miglioramento dei risultati di ricerca non pu√≤ essere controllato come se si trattasse di un gioco. N√® si possono penalizzare siti che abbiano copiato in modo assoluto. Le leggi, per esempio, dovrebbero essere soltanto pubblicate dagli apparati dello Stato? Nessuno dovrebbe copiare, con il copia e incolla, che non ha nulla di strano in questo caso, le normative e inserirle nel proprio sito? E se non √® un servizio, a esempio un sito che tratta di alimentazione, pubblicare leggi sull’argomento, tutte riunite per il vantaggio di chi le cerca che cos’√®?

Chiedere a Google che ha studiato un algoritmo misterioso, come spesso gli succede. E basta controllare con una parola qualsiasi sul suo motore per verificare che non è affatto vero che i primi risultati siano i migliori.

E, ammesso che cos√¨ fosse, basterebbe chiudere la maggior parte dei siti, che sarebbero pi√Ļ che sufficienti solo poche migliaia al mondo. Non √® cos√¨?

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