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Il rom assassino


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Il rom che ha ucciso quattro ragazzi nelle Marche, mentre viaggiava su un furgone in condizioni di ubriachezza, è stato condannato a 6 anni agli arresti domiciliari. Non mi interessa parlare del Codice Penale e di ciò che prevede in questi casi, ma del fatto che sia stato considerato il reato di omicidio colposo.

Mi viene in mente la storia di un collega architetto che non ricevette una lira da una progettazione di alcuni villini perchè le altezze avrebbero superato quelle ammesse dal Programma di Fabbricazione del comune. Il giudice parlò di colpa e, quindi, nessuna parcella, anzi il tecnico dovette pagare tutte le spese legali. Certo si trattava di una causa civile e, nel caso del rom, di un procedimento penale. Ma il parallelo si può tracciare con facilità: il tecnico, che pure aveva  progettato come le altre case esistenti nella zona, fu condannato perchè avrebbe dovuto sapere …., il rom non avrebbe dovuto sapere che bevendo e riducendosi ad uno straccio poteva combinare guai agli altri. Sarebbe come se un ubriaco uccidesse con una pistola e venisse considerato non del tutto punibile. Perchè questo significa in soldoni ‘omicidio colposo’, aldilà dell’aggettivo che dovrebbe signifcare il contrario. Il diritto in Italia, patria della filosofia di questa disciplina fin dall’antichità, è tutto ’storto’, come mi dice spesso un amico avvocato.

Farebbe più effetto sui giudici se il rom uccideva con una rivoltella o un fucile da caccia? l’autocarro, guidato in stato di ubriachezza è uguale, non cambia niente, diventa uno strumento di morte.

La colpa del rom è stata mentre beveva un bicchiere dopo l’altro, più che mentre guidava ed è per questo che la sua condanna appare, anche a me, completamente ridicola. Come se il fatto che fosse ubriaco lo potesse scagionare in qualche modo. Non credo che sia stata applicata correttamente la legge penale e, qualora lo fosse stata, allora la nostra civiltà è alquanto imprecisa e da riscrivere nelle sue regole.

Solidarietà ai ragazzi morti, ai loro familiari, ai loro amici che hanno perso i compagni più importanti della loro vita: quelli della adolescenza che nessuno ti potrà mai sostituire.

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