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Rignano Flaminio


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Quando ero all’università, come studente, a Roma, avevo sentito parlare di questa cittadina laziale, non ricordo bene a quale proposito: probabilmente per la sua struttura urbana. Adesso mi è tornato davanti agli occhi per una vicenda misteriosa e forse non troppo: gli abusi presunti o veri sui bambini dell’asilo.

Non voglio ripercorrere le strade già esplorate da altri in tanti articoli sull’argomento. Anche la TV adesso, lasciato al suo destino il caso di Cogne, vuole sostituirlo con un altro meno cruento e forse più spettacolare, almeno per l’intrigo.

Ho insegnato vari anni nelle scuole di bambini e mi ricordo che le fantasie erano all’ordine del giorno, come pure le ansie dei genitori che spessissimo capivamo ciò che volevano capire dagli insegnanti. Si chieda ad un capo di istituto qualsiasi se un genitore accetti che il proprio figlio abbia fatto un’azione sgarbata o un reato a scuola. La risposta sarebbe:

- Chi, mio figlio? ma no… mio figlio non è così, non fa queste cose.

Il motivo è semplice: il genitore, soprattutto la mamma, ritiene inconsciamente che l0′accusa sia rivolta a lei stessa, oppure è lei che si sente responsabile per le azioni del figlio, vuoi per l’educazione datagli, vuoi per la diretta discendenza culturale o, meglio, di natura.

Così è difficile che venga subito accettato che un bambino o un ragazzo possa essere responsabile di cattive azioni in classe. Un giorno dissi ad un genitore che sua figlia, ancora minorenne, fumava perchè ne sentivo la puzza quando tornava dai servizi igienici. Mi rispose, come volevasi dimostrare, che non poteva essere vero.

Oppure mi viene in mente quando misi una nota per errore ad un ragazzino delle medie che aveva lo stesso cognome di un altro. Feci la modifica sul registro e dissi che era successo per via del cognome. Il ragazzino disse alla madre che io ce l’avevo con la loro famiglia per il cognome che portavano…..

O ancora quando, mentre aiutavo a gestire una mensa scolastica proprio di una scuola materna, si scatenò l’inferno senza ragione sulla cooperativa che preparava i pasti: l’ASL, il NAS, i carabinieri per cercare prove di cibo avariato, scadente, insufficiente, ecc. e nessuno voleva vedere quanto dal sottoscritto denunciato che la fognatura era collegata senza alcun sifone allo scarico del cuocipasta (poi non usato, naturalmente) o che a terra esistevano prese a 380 volts senza alcuna protezione. Alla fine tutto finì a ‘brodo di ceci’, come suol dirsi dalle mie parti.

La cagnara era stata organizzata da motivi politici e di gelosia ed avevano abboccato delle mamme di bassa cultura (che non è quella che sdi mostra nel saper parlare, ma nel saper ragionare).
Ma posso anche aggiungere che qualche maestra d’asilo dovette pulire il culetto a qualche bambino che si era fatto addosso. Chissà che cosa avrebbe raccontato alla mamma se gli avesse chiesto chi ti ha toccato a scuola…

I bambini dicono sempre la verità, ma è una verità diversa da quella che intendiamo noi. Il loro mondo è un altro, abitato da personaggi che fanno cose strane e sensazionali per il fatto che la mente del piccolo non ancora possiede le informazioni sulla realtà. Capire queste costruzioni, questi ambienti, questi abitanti, queste azioni è difficile anche per lo psicologo. E mi meraviglio come ci possa essere stata una perizia di ben 80 mila euro per interrogare i bambini di Rignano, senza cavarne una prova valida per incriminare eventuali colpevoli.

Le prove sono diverse dagli indizi. Occorre la certezza e non la supposizione, per cui si potrebbe opporre al candore delle parole dei bambini le altrettanto facce pulite degli incriminati. Ma questo che significa? non si gioca con la libertà delle persone, non si confonde il sentimento con la verità (le fidanzate sono sempre belle agli occhi degli innamorati, l’invidia fa vedere alta e verde l’erba del vicino), non si spendono soldi dei cittadini per indagini che già si mostrano complesse e che non porteranno, alla fine, come ritengo, a nulla.

Mi chiedo se, chiunque sia il colpevole di tutto ciò, possa poi pagare tutti i danni, compreso ciò che si spende per indagare da parte dello Stato.

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