Casa dolce casa
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Archivio di Maggio 2007

che stile sportivo!

Sabato 26 Maggio 2007

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La festa del Milan per la conquista della settima coppa dei campioni √® stata macchiata da uno striscione portato da Ambrosini, sul pulman scoperto che girava per le strade affollate di Milano che diceva pi√Ļ o meno cos√¨: “Adesso lo scudetto mettetevelo nel c…”, riferito ai cugini dell’Inter.

Ci sono state le scuse del Milan, di Galliani a Moratti, che le ha accettate, di Ambrosini con una lettera sul sito della societ√†. Ma resta la maleducazione totale oltre che la mancanza di qualsiasi comportamento sportivo. Dunque mi chiedo: se per degli spintoni e diciamo pure qualche pungo sferrato dopo la gara col Valencia alcuni giocatori sono stati squalificati dall’UEFA perch√® mai un comportamento come quello di Ambrosini non deve essere sanzionato dalla giustizia sportiva?

Poi c’√® un’altra considerazione da fare. Ambrosini sar√† stato aiutato da altri a scriverlo, non √® credibile che abbia fatto tutto lui ed ha avuto del tempo per pensare e riflettere sul suo comportamento. Dunque doppia colpa che fa la spia di un modo di sentire le cose dentro: con odio e disprezzo per gli altri e per il lavoro degli altri, perch√® non si dimentichi che i calciatori sono professionisti e le societ√† sono formate dai capitali dei soci. Si pu√≤ perdonare, ma non assolvere.

Poi ai milioni di tifosi dell’Inter come viene chiesto scusa? Sinceramente questo calcio diventa sempre pi√Ļ schifoso. E pensare che ero rimasto contento nel vedere Berlusconi lanciato in aria con la coppa dei campioni in mano, come un bambino felice…

ICI odiosa

Mercoledì 23 Maggio 2007

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L’ICI risulta essere l’imposta pi√Ļ odiosa per gli italiani. Cos√¨ dicono i sondaggi e c’√® da credere per almeno due serie di considerazioni. La prima √® che ogni imposta, per cui non si riceve alcun servizio diretto, come accade per le tasse, √® sempre poco gradita al contribuente. La seconda perch√® si va a toccare la propriet√† della casa: il bene pi√Ļ prezioso per la famiglia, soprattutto quando si tratta di prima ed unica casa.

Il ragionamento che ognuno fa dentro di s√® √® questo: ho lavorato per mettere insieme il denaro necessario alla costruzione o all’acquisto di un alloggio; ho pagato tasse su ogni cosa che per costruire ho acquistato; ho versato l’IVA sulle spese tecniche, sui lavori dell’impresa, sui materiali, oppure sulle spese di notaio; ho pagato tasse per il passaggio di propriet√†, per il catasto, per la bucalossi, per gli allacci di acqua, fognatura, gas, luce, telefono. Insomma ci sono stati un’infinit√† di sacrifici e versamenti ed alla fine, quando tutto sembra finito, devo ancora pagare un ‘fitto’, al Comune. Ma allora la casa quando sar√† completamente mia e liberamente fruibile? La risposta √® mai se persiste l’ICI. E non √® una questione di qualche centinaio di euro all’anno, ma di principio: non √® possibile succhiare ancora sangue a chi ha raggiunto uno scopo con sudore e lavoro. L’ICI √® molto pi√Ļ odiata da chi √® un piccolo proprietario ed anche della sua sola abitazione. A ci√≤ si aggiunge anche l’atteggiamento di molti Comuni che, come sanguisughe, ti mandano¬† accertamenti, cartelle esattoriali e ti fanno perdere tempo prezioso per i loro controlli troppo spesso dovuti al fatto che chi li fa riceve una percentuale sui recuperi: ma se non √® cos√¨, poi, perch√® non paga le spese al contribuente?

Rignano Flaminio

Mercoledì 16 Maggio 2007

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Quando ero all’universit√†, come studente, a Roma, avevo sentito parlare di questa cittadina laziale, non ricordo bene a quale proposito: probabilmente per la sua struttura urbana. Adesso mi √® tornato davanti agli occhi per una vicenda misteriosa e forse non troppo: gli abusi presunti o veri sui bambini dell’asilo.

Non voglio ripercorrere le strade gi√† esplorate da altri in tanti articoli sull’argomento. Anche la TV adesso, lasciato al suo destino il caso di Cogne, vuole sostituirlo con un altro meno cruento e forse pi√Ļ spettacolare, almeno per l’intrigo.

Ho insegnato vari anni nelle scuole di bambini e mi ricordo che le fantasie erano all’ordine del giorno, come pure le ansie dei genitori che spessissimo capivamo ci√≤ che volevano capire dagli insegnanti. Si chieda ad un capo di istituto qualsiasi se un genitore accetti che il proprio figlio abbia fatto un’azione sgarbata o un reato a scuola. La risposta sarebbe:

- Chi, mio figlio? ma no… mio figlio non √® cos√¨, non fa queste cose.

Il motivo √® semplice: il genitore, soprattutto la mamma, ritiene inconsciamente che l0′accusa sia rivolta a lei stessa, oppure √® lei che si sente responsabile per le azioni del figlio, vuoi per l’educazione datagli, vuoi per la diretta discendenza culturale o, meglio, di natura.

Così è difficile che venga subito accettato che un bambino o un ragazzo possa essere responsabile di cattive azioni in classe. Un giorno dissi ad un genitore che sua figlia, ancora minorenne, fumava perchè ne sentivo la puzza quando tornava dai servizi igienici. Mi rispose, come volevasi dimostrare, che non poteva essere vero.

Oppure mi viene in mente quando misi una nota per errore ad un ragazzino delle medie che aveva lo stesso cognome di un altro. Feci la modifica sul registro e dissi che era successo per via del cognome. Il ragazzino disse alla madre che io ce l’avevo con la loro famiglia per il cognome che portavano…..

O ancora quando, mentre aiutavo a gestire una mensa scolastica proprio di una scuola materna, si scaten√≤ l’inferno senza ragione sulla cooperativa che preparava i pasti: l’ASL, il NAS, i carabinieri per cercare prove di cibo avariato, scadente, insufficiente, ecc. e nessuno voleva vedere quanto dal sottoscritto denunciato che la fognatura era collegata senza alcun sifone allo scarico del cuocipasta (poi non usato, naturalmente) o che a terra esistevano prese a 380 volts senza alcuna protezione. Alla fine tutto fin√¨ a ‘brodo di ceci’, come suol dirsi dalle mie parti.

La cagnara era stata organizzata da motivi politici e di gelosia ed avevano abboccato delle mamme di bassa cultura (che non è quella che sdi mostra nel saper parlare, ma nel saper ragionare).
Ma posso anche aggiungere che qualche maestra d’asilo dovette pulire il culetto a qualche bambino che si era fatto addosso. Chiss√† che cosa avrebbe raccontato alla mamma se gli avesse chiesto chi ti ha toccato a scuola…

I bambini dicono sempre la verità, ma è una verità diversa da quella che intendiamo noi. Il loro mondo è un altro, abitato da personaggi che fanno cose strane e sensazionali per il fatto che la mente del piccolo non ancora possiede le informazioni sulla realtà. Capire queste costruzioni, questi ambienti, questi abitanti, queste azioni è difficile anche per lo psicologo. E mi meraviglio come ci possa essere stata una perizia di ben 80 mila euro per interrogare i bambini di Rignano, senza cavarne una prova valida per incriminare eventuali colpevoli.

Le prove sono diverse dagli indizi. Occorre la certezza e non la supposizione, per cui si potrebbe opporre al candore delle parole dei bambini le altrettanto facce pulite degli incriminati. Ma questo che significa? non si gioca con la libert√† delle persone, non si confonde il sentimento con la verit√† (le fidanzate sono sempre belle agli occhi degli innamorati, l’invidia fa vedere alta e verde l’erba del vicino), non si spendono soldi dei cittadini per indagini che gi√† si mostrano complesse e che non porteranno, alla fine, come ritengo, a nulla.

Mi chiedo se, chiunque sia il colpevole di tutto ciò, possa poi pagare tutti i danni, compreso ciò che si spende per indagare da parte dello Stato.

i soldi

Venerdì 11 Maggio 2007

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Molti dicono una frase che non mi è mai sembrata pertinente, anzi mi è sempre parsa come una contraddizione in termini. La frase è la seguente:

- Quello (o quella) ha molti soldi.

In realt√†, io rispondo (oppure lo penso solamente quando non √® il caso di intervenire): quello non ha nemmeno un centesimo, sono i soldi che tengono lui (o lei)… in pugno.

La spiegazione √® immediata se si pensa al superfluo. Ci√≤ che serve, appunto, √® nelle nostre mani e lo usiamo per un preciso scopo. Il resto, il di pi√Ļ, il molto (i tanti soldi, per dirla con la frase di prima) diventano padroni dei nostri comportamenti perch√® ci fanno fare azioni e pensare pensieri che, altrimenti, non avremmo mai fatto o mai pensato. In un semplice concetto: diventiamo servi noi del denaro, mentre quello non ci occorre per nulla…

La conclusione di questo ragionamento sarebbe che la povert√† √® la vera ricchezza? In un certo senso √® proprio cos√¨ e, su questo, sono pienamente d’accordo con la Chiesa Cristiana.

gli UFO

Giovedì 10 Maggio 2007

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Sento spesso in tv gente che prende in giro coloro che dicono di aver avvistato un ufo. E mi riferisco in particolare a ‘Striscia la notizia’ che scende talora veramente nella stupidit√† o nell’ignoranza, a fronte di servizi molto puntuali e pertinenti. Come si possa mescolare il coraggio con la ridicolaggine √® un mistero dell’uomo…,

Dunque, si dice che gli avvistamenti sono delle bufale, degli imbrogli e via scorrendo. Il redattore del servizio mostra chiaramente di non sapere con precisione che cosa significa UFO (√® un acronimo di unidentifield object, ossia oggetto non identificato). Quindi si tratta di oggetti sconosciuti, almeno fino a che non di determina di cosa si tratti. Il resto sono chiacchiere e non vale l’associazione ufo=marziani oppure ufo=extraterrestri.

Non vedo allora che cosa ci sia da denigrare chi scatti foto di oggetti strani o riprenda immagini e video di fatti apparentemente inspiegabili. Che Strisca la notizia spieghi il tutto non significa che prima non si potesse trattare di un ufo. Si sfati questa parola che non ha, in origine, tanto mistero attorno a sè.

Carletto ed il suo sorriso

Martedì 8 Maggio 2007

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Mia figlia mi racconta una gustosa storiella che succede nella sua classe della prima media. La professoressa guarda sempre insistente Carletto e lo rimprovera spesso per il suo sguardo:

- Carletto, smettila di sorridere sotto i baffi….altrimenti ti caccio fuori!

L’alunno cerca di non guardare in faccia la professoressa e continua a leggere sul libro o a voltarsi altrove.

- Carletto smettila di ridere! la prossima volta ti mando fuori!

Questa tiritera continua per tutta la mattinata ed ogni giorno. Sono ormai passati tanti mesi dall’inizio dell’anno, anzi siamo quasi alla fine, e la professoressa non ancora ha capito che Carletto ha un piccolo difetto fisico all’occhio che gli tira il volto da una parte….

maria tosella

Lunedì 7 Maggio 2007

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E’ il modo in cui la mia piccola figlia chiama una pubblicit√† che sente in tv. Si tratta della Fattoria Osella, ma lo spot cantando le parole due volte sembra che dica, effettivamente, ma-ria ..osella. La lettera ‘T’ l’ha aggiunta mia figlia per metatesi da fa-tt-oria.

Ne √® venuto fuori questo modo di dire che, ormai, √® divenuto usuale a casa mia quando appare la pubblicit√† del fiordilatte e di altri derivati del formaggio della marca Osella… ovvero Maria Tosella!


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