Casa dolce casa
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Archivio di Settembre 2006

Sabato 30 Settembre 2006

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Un cliente mi diceva che voleva usare, nella sua nuova casa, un pavimento in gres porcellanato che somigliava al parquet, anzi che era identico a vederlo. Gli facevo notare che il legno è molto più caldo ed accogliente anche al solo camminarci sopra, oltre che reale e non finto. Sembrava non capire ed allora mi chiedevo che cosa avrebbe potuto pensare qualcuno che, un domani, visitando quella casa, avesse notato come il materiale delle piastrelle apparisse diverso da quello che fosse realmente.

Si producono pastrelle stravaganti per forma, colore, aspetto, ma non pensavo che si potesse giungere a questo punto di stupidità e di ignoranza. Certo che c’è sempre qualcuno che guarda una tv anche se non viene trasmesse assolutamente nulla, come diceva un filosofo napoletano, ma mi pare di essere arrivare oltre. Ma cosa c’è di più semplice di una piastrella a tinta unita di qualunque colore possa piacere? Allora perchè mai scegliere un legno dipinto?

Un falegname mi disse, un giorno, che anche gli armadi non sono di legno vero e proprio: “Li fanno incollandoci una fotografia del legno.”

Ecco, siamo alla finzione completa. Chissà se il prossimo passo non sarà la finzione della vita…

in collegio

Giovedì 28 Settembre 2006

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Un giorno che mio padre mi era venuto a prendere dal collegio, alla fine della scuola, mi trovai di fronte ad una sorpresa stravagante. Il guardarobiere mi disse che aveva l’ordine di non riconsegnarmi i miei indumenti, da lui conservati, perchè dovevo 3000 lire all’economato. All’epoca erano una sommetta ben maggiore, come potere di acquisto, dell’euro e mezzo di oggi, ma poi non esageratemente: diciamo che corrispondevano ad una cinquantina di euro attuali.

Mio padre rispose:

- Teneteveli.

E ce ne andammo.

Ma a ben pensarci non vedo che cosa c’entra un regolamento interno del collegio (si trattava di un Convitto Nazionale ed io ero lì con una borsa di studio) con i miei indumenti, con le mie camicie, le mie maglie, i miei calzini, fazzoletti, canottiere, mutande, asciugamani, ecc.

Non so se fosse vero che dovevo qualche cosa per una spesa eccezionale (forse fu quando ruppi un paio di scarpe giocando a pallone nel cortile? chissà…), ma mi pare che il guardarobiere e chi gli aveva impartito l’ordine di non restituirmi la mia roba stesse commettendo un abuso e so anche come si chiama: appropriazione indebita.

Finì che ad ottobre seguente tornai in collegio senza valigia, avevo già tutto là.

Sarei, però, molto curioso di sapere chi ha provveduto, da quello stesso famigerato collegio, a vendere direttamente o indirettamente una cartolina di mio padre che dava l’autorizzazione a farmi tornare a casa durante alcune vacanze. La legge sulla privacy non esisteva ancora. Ma, per una questione di principio, se riesco a stabilire con prove chi ha venduto su ebay la mia cartolina (autenticamente firmata da mio padre) gli farò passare i guai: come minimo mi dovrà risarcire per questo ulteriore reato.

Internet è una baraonda ed urge un pò di ordine e rispetto.

tutti pazzi per il pagerank

Giovedì 28 Settembre 2006

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Effettivamente sembrano tutti pazzi, i webmaster, per il pagerank, o meglio per una alta valutazione del proprio sito riguardo il pagerank. Questo è una sorta di misura dell’autorevolezza del dato sito sul web, secondo un algoritmo studiato in base ai link in ingresso ed al loro attributo in pagerank.

Poi, però, se si va a guardare le visite giornaliere del sito, la capacità di attrarre visitatori ed i contenuti pare chiaro che il pagerank è qualche cosa di molto aleatorio. Difatti si possono avere anche molteplici link che mandano alla home page, ma se non arrivano visite è tutto inutile.

Per questa follia collettiva quasi tutti cercano siti con alti pagerank per inserire della pubblicità, senza pensare minimamante che potrebbero essere poche persone a visualizzarla. In sostanza il pagerank serve a Google per decidere quale sito, a parità delle altre informazioni ad esso relative, deve essere spostato più in alto nella ricerca di una determinata parola chiave. Nessuno pensa che proprio quelle “altre condizioni” sono importanti e decisive per il successo di un sito. Alla fine quel che conta sono sempre e solo i contenuti: siti di chiacchiere e di moltitudine di pagine inutili potranno anche schizzare in alto nelle ricerche, ma frutteranno molto meno di chi, invece, cura la sostanza degli argomenti trattati. Io voglio stare tra queste ultime tipologie di persone.

E sì perchè in questo modo l’eventuale successo dipenderà da te stesso e non da chi potrebbe, da un giorno all’altro, eliminare il link che punta alla tua home page.

i costi dell’hardware

Giovedì 28 Settembre 2006

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Sembrava che alla fine i prezzi si sarebbero dovutoi fermare e non scendere più da quando, qualche decennio fa, iniziarono i prodotti hardware: parola che anche nella lingua inglese voleva dire “ferramenta” e poi divenuta ciò che tutto il mondo conosce. Fu coniata anche la parola software, in contrapposizione alle “cose dure” del computer. Invece, tornando ai prezzi, questi sono continuati a diminuire, o meglio vengono fornite soluzioni migliori a costi uguali se non inferiori. Poi sono stati prodotti altri oggetti di grand uso informatico.

Lo scorso anno un monitor da 19 pollici a cristalli liquidi costava circa 300 euro, adesso meno di 200 (settembre 2006). Sono certo che arriverà a meno di 100 il prossimo anno.

Il primo disco floppy che comprai lo pagai 13′000 lire. ora quasi non esistono più, grazie alle penne che possono contenere anche mille volte dati più del vecchio floppy. Tra non molto le venderanno i marocchini sulle bancarelle ad un euro, ci scommetto.

Dunque il consiglio è di acquistare solo ciò che, in questo settore, serve veramente. Diversamente si corre il rischio di andare dietro ad un ombra che cammina e che non sarà mai raggiunta.

Milingo

Giovedì 28 Settembre 2006

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La Chiesa ce ne ha impiegato di tempo per decidere di scomunicare il personaggio! Milingo ha finora ridicolizzato tutta la chiesa con il suo comportamento stravagante. Come doveva pentirsi uno che se ne scappa, si sposa con il rito di una setta e poi lascia la fidanzata (o la moglie) e torna a pregare, come se nulla fosse?

Era logico che, prima o poi, avrebbe di nuovo abbandonato il suo ritiro spirituale e così è stato. Ora, addirittura, dice di essersi comportato come gli apostoli: non bisogna rispondergli nulla, abbandonarlo al suo destino, come chi non vuole essere salvato in un mare in tempesta.

Lo ha dimostrato fregandosene della scomunica: che altro ci si poteva aspettare?

Le mele marce rovinano anche le altre che stanno vicino. E’ sempre stato così.

Bonolis

Giovedì 28 Settembre 2006

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Il presentatore Bonolis ha due caratteristiche principali, una positiva ed un’altra negativa. La prima è che egli riesce a tenere la scena sempre viva e interessante, non si ferma mai di parlare e di intrattenere, anche con battute, lo spettacolo, sempre nella giusta tensione, ed quasi mai banale. Un’altra, piuttosto sconveniente, riguarda il suo comportamento verso i partecipanti alle sue gare:  Bonolis si  lascia andare  troppo spesso a apprezzamenti sulla persona, ora sul fisico, ora sul carattere che dimostrano una sua mancanza di rispetto. Non è leale che lui, dall’alto della sua posizione, denigri in qualche modo sempre tutti, li voglia ridicolizzare per strappare una risatina, talora anche con l’uso di associazioni poco pulite.

Questa pecca me lo rende poco simpatico, come sempre avviene quando una parte negativa esiste in mezzo a qualità di valore. Purtroppo per lui, che potrebbe essere molto più amato dal pubblico (e si vede che lo sarebbe quando viene intervistato al di fuori dei suoi spettacoli), senza dover ricorrere a mezzucci da avanspettacolo, questo difetto è molto grave.

la prova del cuoco

Lunedì 25 Settembre 2006

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Questo spettacolo, che talora vedo quando vado a far visita a mia madre, poco prima di pranzo, ha una presentatrice che non riesco a digerire. E dico anche il perchè.

- E’ ignorante in materia di alimentazione: ogni tanto dice degli sproloqui che denotano la sua quasi nulla preparazione (qualche cosa l’ha appreso a forza di vedere i cuochi professionisti);

- non ha alcuna delicatezza nel maneggiare i prodotti che i partecipanti portano: apre buste e carte delle confezioni strappandole in modo sguaiato, come se le facesse tutto schifo;

- non conosce le norme elementari dell’igiene in cucina e non dico la legge sull’igiene alimentare e l’autocontrollo, ma proprio i comportamenti che sanno anche i bambini: non si tocca con le mani, non si assaggia ciò che poi devono mangiare altri;
- ogni tanto fa bella mostra del suo pensiero filosofico: un giorno rispose ad una cuoca che le diceva che non siamo nati per godere, ma per soffrire “NON IO”;

- appare visibilmente contenta sui suoi grattacieli a forma di tacchi per il solo fatto che guadagna soldi presentando, non importa come e cosa.

A me tutto questo, anche perchè penso inevitabilmente a chi davvero soffre, soprattutto la fame, crea un fastidio continuo. L’alimentazione è un’altra storia.

il pannello di plexiglas

Lunedì 25 Settembre 2006

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C’era una volta un assessore comunale che decise di fare un presepe diverso dal solito e fece comprare al suo comune un pannello di plexiglas di enormi dimensioni (una decina di metri quadrati). Furono costruiti alcuni personaggi, irriconoscibili, usando lo stesso materiale e l’intero presepe fu posto in un luogo che nessuno vide.

Dopo le feste natalizie il pannello era diventato ingombrante in tutti i sensi, anche per il costo piuttosto consistente (si parlava di circa 1000 euro) e fu messo in un cortile esterno al comune, abbandonato.

Arrivò il vento dell’inverno che lo fece volare via come una nuvola e lo trasportò in un campo. Il proprietario del suolo non credette ai suoi occhi quando vide calare dal cielo quel ben di Dio. In effetti gli serviva proprio un pannello di plexiglas per coprire una scala che il comun enon gli voleva far costruire in muratura, senza spiegarne la ragione. Egli credette quasi in un miracolo, anche perchè capì dopo parecchie analisi, che si trattava di un presepe stilizzato.

Nessuno potette reclamare la proprietà del pannello di plexiglas: al comune non conveniva far sapere che l’aveva abbandonato dopo il suo costo e la minima funzione, sarebbe stato una dimostrazione di piccolo spreco di pubblico denaro.

Così l’amico ricevette una piccola ricompensa dei danni arrecatigli dall’amministrazione e completò la sua scala, con soddisfazione.

Talora, o forse sempre, la natura mette a posto le cose.

i rami degli alberi

Domenica 24 Settembre 2006

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A volte per evitare litigi inutili con i vicini confinanti bisogna provvedere a recidere i rami dei propri alberi che si protendono nella altrui proprietà, oppure verso spazi pubblici. In questo secondo caso dovrebbe essere il comune a pretendere il taglio, ma spesso ciò non avviene perchè l’ente sarebbe costretto a far rispettare la norma del codice civile a tutti i cittadini nelle stesse condizioni: politicamente potrebbe essere pericoloso ed i sindaci non vogliono rischiare verso l’elettorato.

Ad ogni modo, anche per legge, i rami che fuoriescono dal proprio giardino devono essere tagliati. Quasi sempre è sufficiente un attrezzo tagliarami manuale. Si tratta di un bastone allungabile munito, in sommità, di un segaccio e di una cesoia da usare secondo i casi. Ne esistono in commercio di vari tipi da pochi euro, adatti per chi ha solo qualche albero, ad un centinaio di euro per coloro che ne fanno un uso più continuo. Poi occorre solo un pò di buona volontà e procedere con i tagli.

Si ricordi che la linfa non viene recisa e continuerà ad alimentare i rami restanti facendoli crescere molto più velocemente. Quando si tagliano nella parte bassa del tronco questo salirà verso l’alto e se ciò non serve bisogna lasciare dei rami in basso e, se del caso e se possibile, recidere in sommità.

le pesche del mio vicino

Venerdì 22 Settembre 2006

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Dietro il mio giardino spuntano i rami dell’albero di pesche del mio vicino. Sono frutti molto piccoli, sembrano albicocche. A vederli paiono selvatici, poco saporiti, anzi decisamente brutti con parecchi buchetti, forse fatti dal becco degli uccellini che cercano di mangiarne la polpa. Ma al gusto sono dolcissime, di una delicatezza ormai dimenticata nelle belle e grosse pesche prodotte con concimi chimici. Ne mangiò in grande quantità non solo perchè i rami me le portano come ad offrirmele, ma anche perchè Mino, così si chiama il mio confinante, ama la natura ma non gradisce troppo la frutta di cui, invece, io ne faccio abbondantissimo uso.

Andiamo d’accordo noi. Non ci sono problemi su distanze da rispettare, servitù, vedute, e cose del genere: viviamo in concordia nel rispetto reciproco.


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