Casa dolce casa
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Archivio di Giugno 2006

Anna venne licenziata

Venerdì 30 Giugno 2006

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…e scoppi√≤ in un pianto silenzioso e irrefrenabile.

- Chi glielo dice adesso a papà quando torna dalla Svizzera?

Anna era una ragazzetta semplice, troppo semplice, anche se non stupida, anzi intelligente ed umile come se ne trovano poche al giorno d’oggi. Viveva in campagna con la madre e frequentava la scuola media in paese, dove arrivava puntuale tutte le mattine anche a piedi.

Quel giorno aveva visto i “quadri” alla fine della scuola ed era rimasta scioccata dal quel termine: licenziata.

Poi una sua compagna le spiegò che  la parola voleva dire promossa alla fine del ciclo scolastico delle medie, che era finito. Anna si risollevò ed abbozzò anche un sorriso che poi divenne una risata gigantesca insieme a tutta la scolaresca.

La rete ed il materasso

Venerdì 30 Giugno 2006

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C’√® una famosa fabbrica di materassi che ragala, a loro dire, anche la rete fatta con doghe di legno. Ho esaminato la merce ed anche provato per un tempo sufficiente a poter asserire ci√≤ che sto per scrivere.

Sono convinto che la rete, che la ditta regala, in realt√† sia la vera vendita. Il materasso, invece, √® il prodotto che viene regalato effettivamente e spiego perch√®. Quale commerciante darebbe in omaggio un oggetto che vale pi√Ļ di ci√≤ che vende? Nessuno. Dunque se vi √® un omaggio quello deve essere un articolo di valore molto minore di ci√≤ che viene acquistato dal cliente. Cos√¨ la rete, che √® di buona qualit√† e di buon materiale, √® ci√≤ che uno compra: il materasso √® una quasi fregatura e vale poco, molto meno di quanto appare nella televendita, per√≤ vi √® l’omaggio che salva tutta la faccenda. Alla fine l’affare c’√®.

Bisogna solo saper capire che si acquista tutto, senza regali da parte di nessuno, anche se si cerca di confondere le acque tra valori, omaggi e chiacchiere.

la lattina

Venerdì 30 Giugno 2006

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Quando penso alla lattina, che da un bel p√≤ di anni ha quasi sostituito la bottiglietta (e qui mi ricordo quella che colp√¨, o forse no, la testa di Boninsegna in una partita di coppa dei campioni in Germania, tempo fa), mi viene in mente una riflessione: quale costa, ovvero, quale vale di pi√Ļ il contenuto o il contenente? la birra o aranciata che sia oppure la lattina?

A me pare chiaramente che sia la lattina di maggior valore, anzi ne sono convintissimo ed essa serve a trasmettere un valore del contenuto che in effetti non c’√®. Come dire che l’abito fa il monaco.

Ma l’apparenza inganna e sarebbe come se una bella villa vorrebbe significare che i proprietari sono anch’essi belli. Pu√≤ anche darsi, ma non √® sicuro.

Forza Italia!

Venerdì 30 Giugno 2006

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Durante i mondiali di Germania mi sono permesso di dire a Pasqualino, personaggio unico e simpaticissimo, anche se un p√≤ furioso e disattento nei suoi comportamenti di tutti i giorni, che l’Italia avrebbe vinto la partita di quel giorno. Anzi ho detto espressamente:

- Forza Italia!

Lui √® rimasto un esterrefatto e, con un’espressione di domanda, ma soprattutto di meraviglia e di contrariet√†, mi ha risposto dopo qualche secondo di attesa silenziosa:

- …..come? non ho capito.

Mi sono ricordato che lui è di sinistra e gli ho immediatamente fatto capire che mi riferivo ai calciatori.

- Oggi penso che vinciamo…..

- ehm…non lo so, ci credo poco in questa squadra.

Il campionato mondiale ancora √® in corso e non so come finir√†, ma la faccia di Pasqualino sicuramente non mi passer√† facilmente dalla mente….e quella sua espressione accigliata.

il pirata

Giovedì 29 Giugno 2006

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Mia figlia, la minore, √® stata sempre solita fare delle battute anche pungenti su tutti. Cos√¨ un giorno che in tono semiserio dicevo a mia moglie di comprarmi un berretto nero con l’immagine bianca del teschio come la bandiera dei pirati, la piccola di 11 anni, giocando sul fatto che sono magro come un ceppo secco, interven√¨:

- Pap√†, ma tu gi√† ce l’hai la testa da morto….sei un teschio, basta fare delle strisce bianche a disegnare le due ossa…

la carta?

Giovedì 29 Giugno 2006

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Una volta c’era la carta, quella fatta con la cellulosa del legno o con gli stracci e cose simili. Poi venne la chimica e non si cap√¨ pi√Ļ nulla sull’origine dei materiali. Ricordo un paio di scarpe che non si consumavano mai nella suola che non si riusciva a sapere di cosa fosse fatta: sempre uguale, senza alcuna usura eppure io, bambino e ragazzino, correvo dovunque e ne avevo rotte di scarpe!

Oggi mi è venuto in mente tutto questo quando ho aperto una confezione di un cd con dei software da visionare. La carta (?) mi rimaneva appiccicata alle dita come nella famosa comica di Jerry Lewis, poi ripresa da tanti altri. Si era creata tanta elettricità statica che non riuscivo a venirne fuori ed un pò mi è anche scappato del sorriso. Questa roba non si elimina mai se non con il fuoco, mentre la carta, quella vera, si consuma naturalmente come è nata: dagli alberi.

La plastica mi √® sempre stata un p√≤ sulle scatole: quando si rompe qualcosa, fatto con essa, non l’aggiusti mai e questo mi rode non solo per i guai che ne derivano.

le campane

Giovedì 29 Giugno 2006

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Sar√† perch√® ho sempre vissuto vicino a delle chiese, fin da bambino, ma sento sempre le campane suonare ad ogni ora del giorno. Un p√≤ danno anche allegria, specie nei giorni di festa e occasionalmente, ma adesso stanno diventando un fastidio non sempre sopportabile. E qui non c’entra la religione. Da quando sono statoi posti i motori che muovono tutto elettricamente le campane suonanbo senza sosta e senza fatica di alcuno. Molto meglio quando potevi sentire quasi lo sforzo dei ragazzi che, a gara, cercavano di essere incaricati dal prete di andare a tirare le funi.

Mentre mi trovo nel massimo della concentrazione partono come razzi, forti, instancabili, a tutte le ore, senza sapere che cosa vogliano comunicare…..un’inflazione di suoni, un’incomprensibile babele di significati.

Un vicino di casa, che come me ha il campanile a pochi passi, mi ha consigliato di soprassedere, di non protestare, mi prenderebbero per matto. E gli ho creduto considerando che lui ha avuto parecchi casi di pazzia, depressione e simili malattie nella sua famiglia. Cos√¨ ho affidato questo lieve commento al mio blog. Che fare? sopportiamo…

Fagiolina

Giovedì 29 Giugno 2006

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Fagiolina: così era chiamata una mia vicina di casa ed anche lontana parente da parte di mia madre. Il nomignolo derivava non solo dalla statura bassa e dalla corporatura compatta proprio come un fagiolo, ma anche per il fatto che spesso la si vedeva portare nel grembiule, raccolto con le mani a formare un recipiente di stoffa davanti la pancia, uno o due chili di fagioli secchi che andava a prendere dal suo fondaco, distante qualche centinaia di metri dalla sua abitazione.

Questo continuo andirivieni l’aveva costretta a subire l’attenzione di tutti i vicini che le avevano affibiato “Fagiolina”. Ma lei, peraltro ancora giovane d’et√† anche se ormai negli anta e zitella, aveva un’altra caratteristica riguardante il suo modo di vestire. Difatti il grembiule, probabilmente per le troppe volte che aveva sopportato pesi e trasporti di ogni genere, si era sdrucito al centro, anzi si era completamente consumato e lei aveva pensato bene di rattopparlo. Senonch√® aveva usato una toppa troppo grande ed il grembiule quasi non esisteva pi√Ļ perch√® la pezza era la parte maggiormente estesa di esso.

Fagiolina, così, continuava ad andare avanti ed indietro tra la casa ed il fondaco portando sempre qualche cosa da mangiare.

la corrente

Mercoledì 28 Giugno 2006

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Quando abitavo, da piccolo, in una casa appena ristrutturata dopo il terremoto che afflisse il mio piccolo paese¬† in quel periodo, avevamo un terrore¬† grandissimo di aprire il rubinetto dell’acqua della cucina. Difatti esternamente alucni fili della corrente, anche se isolati, passavano accanto a dei tubi di scarico e, evidentemente attraverso una rete di impianti, arrivava una piccola corrente alle mani. Non avveniva sempre, ma il fastidio era molto forte, specie quando qualcuno era nervoso o apriva l’acqua senza pensarci.

Fu avvisata l’Enel ma con pochi risultati se non il posizionamento, poco efficace, di una tavola di legno tra i fili e il tubo: quando pioveva era tutto come prima. Alla fine cambiammo casa.

Pappalardo

Martedì 20 Giugno 2006

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Non si tratta del cantante pugliese, ma di un militare della Sicilia. Di pi√Ļ non so perch√® Peppe, che mi aveva raccontato il fatto non ricordava null’altro ed allo stesso modo lo propongo qui.

Una sera arrivò in caserma, tardi, un militare che proveniva da un altro posto simile. Aveva una fame da lupo, non mangiava da parecchio, si era nel periodo della seconda guerra mondiale.

Si avvicin√≤ alla branda di Peppe e gli chiese se avesse qualcosa da mettere sotto i denti. Peppe apr√¨ l’armadietto e gli disse di accomodarsi: c’era un p√≤ di roba presa alla mensa.

Pappalardo si sedette a terra e mangiò fino a quando non ebbe distrutto la sua terribile fame. Il fatto però fu che, al mattino seguente, Peppe lo vide sdraiato ai pidei del suo letto con la bocc aperta mentre continuava a dormire.

Insomma dovettero portarlo in ospedale perch√® gli erano rimaste le fauci spalancate e non si richiudevano pi√Ļ.

La morale fu che eliminò un problema e ne creò un altro, ma alla fine ringraziò di cuore il suo salvatore: Peppe.


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