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Archivio della Categoria 'Tecnica'

L’algoritmo Panda

Giovedì 20 Ottobre 2011

Con l’entrata in vigore del nuovo algoritmo di Google si contano diverse vittime del nuovo modo di presentare le ricerche sul web. Panda, da agosto 2011, ha modificato la scala dei valori dei siti. In particolare si dice che abbia penalizzato tutti quelli che hanno, al loro interno, argomenti duplicati. Che significa? Che chi copia non è degno di essere premiato nei risultati di ricerca del motore di Google. E la cosa detta così, potrebbe apparire giusta. Ma bisogna fare alcune considerazioni che gli americani, in genere, non sono abituati a valutare.

Prima di tutto il servizio di Google, la cui fortuna dipende dai siti, (se non ci fossero, non avrebbe senso nemmeno il motore di ricerca più famoso al mondo), è un comodato d’uso per chi fa ricerca nella rete e per chi pubblica un sito. Dunque non si paga nulla per avere e per dare informazioni. Ma il mezzo non ha il diritto di far crescere, secondo le sue leggi, un apparato che dà anche lavoro a chissà quanta gente e poi modificare le stesse leggi. Quando? Solo dopo che ha acquistato potere. Ecco.

Ossia, le modifiche, se servono a un migliore utilizzo della rete, ben vengano, ma non con la rapidità di una mannaia che scende senza ritegno su chi capita nei pressi. E mi spiego anche meglio. E’ giusto far perdere posti di lavoro a siti che vedono crollare le visite, e quindi la pubblicità che è l’unica, o quasi, fonte di sostentamento degli stessi, nel giro di un giorno solo? Dal momento che è entrato in funzione il famigerato Panda? E quale sarebbe questo diritto? Che il motore di ricerca di Google è di proprietà privata? E allora che non usasse i siti del mondo. Invece ciò che serve a lui va bene, il resto sono affari degli altri!

Il problema, a questo punto, riveste un carattere di natura politica. Come Bill Gates non può avere in mano i destini del pianeta ugualmente il colosso Google non può esercitare il suo dominio persino nel decidere chi debba salire e chi scendere nei risultati di ricerca del proprio motore. Quando si raggiungono altissime vette bisogna rendere conto alla comunità. Il monopolio è una pessima cosa.
Si diceva comodato d’uso. Ma esso è reciproco che anche Google usa, gratuitamente, i siti pubblicati.

Insomma, il miglioramento dei risultati di ricerca non può essere controllato come se si trattasse di un gioco. Nè si possono penalizzare siti che abbiano copiato in modo assoluto. Le leggi, per esempio, dovrebbero essere soltanto pubblicate dagli apparati dello Stato? Nessuno dovrebbe copiare, con il copia e incolla, che non ha nulla di strano in questo caso, le normative e inserirle nel proprio sito? E se non è un servizio, a esempio un sito che tratta di alimentazione, pubblicare leggi sull’argomento, tutte riunite per il vantaggio di chi le cerca che cos’è?

Chiedere a Google che ha studiato un algoritmo misterioso, come spesso gli succede. E basta controllare con una parola qualsiasi sul suo motore per verificare che non è affatto vero che i primi risultati siano i migliori.

E, ammesso che così fosse, basterebbe chiudere la maggior parte dei siti, che sarebbero più che sufficienti solo poche migliaia al mondo. Non è così?

Le scarpe rotte della regina Elisabetta

Giovedì 16 Settembre 2010

Qualche giorno fa la tv, non ricoredo se di Stato o privata, ha mostrato la regina Elisabetta seduta e con le scarpe che mostravano il fondo consumato. A detta del giornalista, difatti, c’era un foro che mal si addiceva a una persona di quel rango. Mi sono ricordato, (si fa per dire), che ho passato una vita a vendere scarpe e anche ad aggiustarle, oltre che a consumarle con i miei piedi. Così ho dato uno sguardo ai mocassini di pecary che indosso tutte le primavere e gli autunni da almeno vent’anni a questa parte, fatti di viaggi per le strade del mio paese. Certo consumate in una porzione centrale della suola destra, (e prontamente riparate), ma non nere, come il cronista sostena che fosse il foro della regina. Ossia le scarpe hanno un’intersuola che divide il battistrada dal plantare interno. E non voglio credere che una regina abbia scarpe di qualità tanto inferiore da esserne sprovviste. perciò la suola non è mai nera, tutt’al più del colore della pelle dell’animale.

Insomma quella macchia scura sotto la scarpa di Elisabetta d’Inghilterra non era altro che una zona colorata, non un buco dovuto al consumo del materiale (le calze erano trasparenti e non nere). Inoltre questa vecchietta, che così bisogna chiamarla, come poteva consumare un paio di scarpe se io, che non ancora mi reputo vecchio e non lo ero vent’anni fa, non sono riuscito a provocare un foro di uguali dimensioni? Che la suola di colei fosse meno robusta rispetto alla mia? Non ci credo.

Mio zio, prima di provocare un simile buco, tenne le scarpe ai piedi per cinquant’anni, e lui sì che camminava come la regina: poco e piano.

Questo per evitare che si rida dove non esiste e si getti fango dove non è mertitato. Che chi vuol far ridere ha altre strade, se ne è capace.

Viva la regina!

Perchè mentiamo con gli occhi e ci vergognamo con i piedi?

Mercoledì 29 Ottobre 2008

Il libro di Allan e Barbara Pease è un vero e proprio manuale di intrepretazione dei comportamenti umani. Utilissimo per chi ha a che fare con il pubblico: venditori, politici, rappresentanti, talent scout, ecc. Credevo si trattasse di una cosa leggera, invece qui è vera e propria psicologia. Profondo anche, e un tantino difficile per chi è a digiuno dall’osservazione dei gesti e dei movimenti di chi ci è di fronte, in quanlunque occasione. Difatti non sempre si colgono le miriadi di prove di un modo di pensare. Con questo testo si impara, e vi è anche un test finale per controllare che cosa si è capito. Buono.

omicidio colposo

Martedì 27 Maggio 2008

E’ alquanto strano che, almeno all’inizio, l’omicidio di due ragazzi su un motorino da parte di un giovane senza patente sia stato definito come ‘volontario’ e quello del rom nelle marche, ubriaco, di quattro ragazzi, sia invece  classificato come ‘omicidio colposo’. In questo caso la pena è molto inferiore. Ma se non si elimina questa distorsione negli incidenti stradali non ci sarà mai pace.

Il ‘colposo’ può essere in caso di incidente involontario, quando si mettono in atto tutte le procedure per evitare di fare del male a qualcuno. Ma non quando si beve fino a diventare incosciente. Perchè nel momento che si inizia a bere si capisce che ci si sta ubriacando. Dunque ci si mette nella condizione della scarsa coscienza delle cose. E questo come lo vogliamo chiamare? Non è una volontà?

Non lo sarebbe se fosse un’altra persona a farci bere per forza, ma se lo decidiamo in pare che non ci siano dubbi. In cado di incidente con il morto, allora, omicidio volontario. Oppure che i parlamentari trovino un’altra forma di reato perchè non è accettabile che sia messo alla stregua di un incidente capitato per caso.

Indirizzo email

Lunedì 14 Aprile 2008

Una delle travi che intralciano lo sviluppo e la serietà di internet, perché anche se non pare esso ancora è relegato a qualche cosa da guardare con sospetto, è l’anonimato dell’indirizzo email. Anche coloro che assegnano gratuitamente un tale indirizzo dovrebbero avere i dati esatti del titolare, mediante un sistema che è da studiare, ma non solo con l’attestazione via rete.

Così non esisterebbero tanto facilmente le truffe, i virus, gli sciacalli che si nascondono dietro quel dito della email che poi potrebbe essere scoperto dalla Polizia Postale. Ma proprio questo bisognerebbe evitare: di ricorrere agli organi inquirenti. Allora internet acquisterebbe la verità che ancora non ha: troppa fantasia, irrealtà, stupidità di un mezzo che potrebbe ricoluzionare la nostra società, ma ancora non lo fa.

quer pasticciaccio brutto de via merulana

Giovedì 20 Marzo 2008

Carlo Emilio Gadda scrive un libro che è un vero fenomeno della letteratura italiana. Prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto, un delitto in Via Merulana a Roma, per descrivere personaggi molto meglio di un pittore ritrattista. Profondo nei concetti e nuovo nelle frasi e nelle parole. Molte dialettali, romanesche o napoletane, un pò meno molisane quelle del dottor Ingravallo che sembra Di Pietro di oggi. Anzi questa somiglianza è scobcertante in quanto il “pasticciaccio” fu scritto molti anni fa, addirittura prima del ‘50 la prima stesura.

Il linguaggio di Gabba è avvicinabile a quello di altri grandi letterati del passato che hanno fatto la storia della nostra cultura letteraria. Un libro da leggere, anche se, andando avanti diventa pesante per l’attenzione necessaria a capire non solo le costruzioni nel periodo (spesso troppo lungo), ma gli stessi significati e le assonanze ricercate sempre dall’autore. E’ un capolavoro da studiare.

Ascolta la mia voce

Martedì 12 Febbraio 2008

Il romanzo di Susanna Tamaro non mi pare un buon libro e dico il perchè. In primo luogo ci sono delle affermazioni del tutto fuori luogo sulla Madonna. Ognuno è libero di credere o non credere, ma non è libero di insultare chi crede o la stessa religione. Avrei voluto vedere che cosa poteva capitare alla libera scrittrice se fosse stata tra i musulmani e avesse detto le stesse cose di Maometto.

Comunque, parliamo del contenuto del libro. Una storiella che si può raccontare in un paio di frasi. Niente di avvincente o coinvolgente. Addirittura stravagante quando la protagonista parte all’improvviso e non si sa bene per dove.

Il linguaggio poi presenta una sciocchezza notevole. Qualcuno potrebbe farla passare per una brillante idea o per una licenza poetica, ma ho trovato alquanto fastidioso che si passi con disinvoltura dal verbo presente, o passato prossimo, al passato remoto. Al di là della capacità narrativa di questo espediente, che non vedo affatto, occorre che ci sia la logica nel dire e raccontare, altrimenti ognuno fa quello che vuole. E se è così, anche io dico quello che mi pare.

In definitiva un libro scadente.

Pistorius non può partecipare alle Olimpiadi

Lunedì 14 Gennaio 2008

La Federazione mondiale di atletica ha emesso il suo verdetto: Oscar Pistorius non andrà alle Olimpiadi di Pechino. Il medico Brueggemann: “Ha un vantaggio rispetto a chi non usa le protesi, non mi aspettavo fosse così netto“.

Qui siamo alla confusione totale. Che cosa ha fatto questo medico? Ha esaminato altri 5 quattrocentisti sostenendo, alla fine della sua indagine che le fibre di carbonio, “ad ogni appoggio, restituiscono il 90% dell’energia trasmessa alla pista anzichè il 60 come un piede umano”.

Ma il medico ma misurato quanto rende non l’appoggio sulla pista ma il fatto che lo sforzo sia trasmesso dal moncone di gamba ad un materiale inanimato all’altezza del ginocchio? Ha misurato quando Pistorius perde per la mancanza di incastro tra la molla della protesi e la parte di gamba? Ed ha misurato quanto perde per la mancanza di sensibilità alla pianta del piede (che Pistorius non ha affatto)?

E’ necessario un appello ed un controllo esaustivo e privo di pregiudizi. Questi si possono avere quando si guarda solo la biomeccanica che interessa e non gli altri elementi della situazione.

Poic’è un’osservazione finale da fare. Ma come sia possibile che una persona diversa e disabile possa avere un vantaggio da tutto ciò? Nessuno di buon senso lo può capire.

pitturare la casa

Giovedì 3 Gennaio 2008

La pitturazione delle pareti della casa, a parte l’esterno che può essere trattato anche a vista o in modi diversi, è un problema che si risolve talora seguendo la moda del momento. Alcuni tipi di pitture, divenute tecnologicamente possibile negli ultimi tempi, attraggono come se fossero le soluzioni più eleganti esistenti. Mi riferisco soprattutto a quelle che mostrano una superficie variopinta, non uniforme e con colorazioni più adatte ad una discoteca o ad un bar.

Per la casa bisogna orientarsi sulla tinta unita e sui colori non troppo forti e intensi. Il motivo è semplice: in casa ci si vive tutti i giorni e molte persone ci lavorano anche. I colori vivaci e le forme di colore appariscenti stancano con il tempo e dopo pochi mesi o giorni diventano insopportabili. La mia esperienza tecnica e professionale mi ha insegnato proprio questo. Inoltre la tinta unita può essere data anche da personale non qualificato, insomma si può fare da sè con un pò di buona volontà e senza spendere soldi inutili per acquistare materiali che non darebbero risultati positivi.

Una raccomandazione finale per chi ha necessità anche di pitturare spesso o di risistemare una piccola porzione di parete: usare il bianco perchè è quello che stanca di meno, va bene su ogni altro tipo di arredo e pavimento, si presta senza problemi ai ritocchi.

Il ragazzo suicidatosi per i punti sulla patente

Lunedì 3 Dicembre 2007

La notizia di oggi riguarda un ragazzo piemontese che è stato trovato positivo ad un controllo della Polizia Stradale ad un controllo alcolico. Il giovane, tornato a casa e temendo di perdere il posto di lavoro, si è suicidato.

Mi chiedo dove sia la giustizia a questo riguardo. Con alcuni amici siamo stati ad una cena fuori qualche giorno fa. Nessuno beveva vino temendo di essere fermati dalla Polizia e di perdere punti dalla patente. Credevo che scherzassero, ma si sono comportati veramente così: quasi non hanno toccato vino, se non mezzo bicchiere. Non dico che bisogna ubriacarsi o cose simili, proprio io che non uso vino a tavola, ma solo che mi sembra che stiamo andando controcorrente per certi versi. La logica ci vuole sempre ed anche nella giustizia, nei controlli, nelle leggi, nelle pene. Bisogna sempre sapere il fine di ogni azione.

Ebbene chi è che non sa la storia del rom ubriaco che è stato condannato a pochi anni di carcere, ma è già fuori agli arresti domiciliari nonostante abbia ucciso 4 poveri ragazzi che andavano sul motorino per loro conto? Allora come la mettiamo? Un assassino, anche se il suo reato è stato giudicato colposo resta sempre un assassino, è comodamente in libertà, anzi adesso fa anche della pubblicità (che bell’esempio di essere vivente!), ed un  ragazzo che può aver anche sbagliato per una sera (ammesso che fosse davvero urbriaco), ma che non ha ucciso nessuno deve pagare con la vita?

I pesi e le misure non sono uguali. Mi si potrà rispondere che chi si suicida è sempre un depresso che aspetta solo la causa scatenante. Ma se andiamo avanti con questi ragionamenti si perde di vista il problema. Questa non è libertà e ordine, ma confusione, contraddizione e disorganizzazione sociale, a tutti i livelli.


     
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