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Archivio della Categoria 'Abbigliamento'

Le scarpe rotte della regina Elisabetta

Giovedì 16 Settembre 2010

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Qualche giorno fa la tv, non ricoredo se di Stato o privata, ha mostrato la regina Elisabetta seduta e con le scarpe che mostravano il fondo consumato. A detta del giornalista, difatti, c’era un foro che mal si addiceva a una persona di quel rango. Mi sono ricordato, (si fa per dire), che ho passato una vita a vendere scarpe e anche ad aggiustarle, oltre che a consumarle con i miei piedi. Così ho dato uno sguardo ai mocassini di pecary che indosso tutte le primavere e gli autunni da almeno vent’anni a questa parte, fatti di viaggi per le strade del mio paese. Certo consumate in una porzione centrale della suola destra, (e prontamente riparate), ma non nere, come il cronista sostena che fosse il foro della regina. Ossia le scarpe hanno un’intersuola che divide il battistrada dal plantare interno. E non voglio credere che una regina abbia scarpe di qualità tanto inferiore da esserne sprovviste. perciò la suola non è mai nera, tutt’al più del colore della pelle dell’animale.

Insomma quella macchia scura sotto la scarpa di Elisabetta d’Inghilterra non era altro che una zona colorata, non un buco dovuto al consumo del materiale (le calze erano trasparenti e non nere). Inoltre questa vecchietta, che così bisogna chiamarla, come poteva consumare un paio di scarpe se io, che non ancora mi reputo vecchio e non lo ero vent’anni fa, non sono riuscito a provocare un foro di uguali dimensioni? Che la suola di colei fosse meno robusta rispetto alla mia? Non ci credo.

Mio zio, prima di provocare un simile buco, tenne le scarpe ai piedi per cinquant’anni, e lui sì che camminava come la regina: poco e piano.

Questo per evitare che si rida dove non esiste e si getti fango dove non è mertitato. Che chi vuol far ridere ha altre strade, se ne è capace.

Viva la regina!

Perchè mentiamo con gli occhi e ci vergognamo con i piedi?

Mercoledì 29 Ottobre 2008

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Il libro di Allan e Barbara Pease è un vero e proprio manuale di intrepretazione dei comportamenti umani. Utilissimo per chi ha a che fare con il pubblico: venditori, politici, rappresentanti, talent scout, ecc. Credevo si trattasse di una cosa leggera, invece qui è vera e propria psicologia. Profondo anche, e un tantino difficile per chi è a digiuno dall’osservazione dei gesti e dei movimenti di chi ci è di fronte, in quanlunque occasione. Difatti non sempre si colgono le miriadi di prove di un modo di pensare. Con questo testo si impara, e vi è anche un test finale per controllare che cosa si è capito. Buono.

vacanze

Martedì 26 Agosto 2008

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La gente che torna dalle vacanze è più stanca di quando è partita, questo quasi sempre. Comunque la soddisfazione riguarda solo una buona metà di essi, il resto è deluso. Dunque la vacanza quasi non serve. Meglio una gita di un giorno o due, un fine settimana per rinfrancarsi che stare seduto o sdraiato senza fare nulla e solo per il gusto di raccontare dove si è stati. Posti esclusivi, lontani, costosi, lusso e niente altro, anzi noia, malinconia e depressione. Altro che ristoro del corpo e della mente.

Sarà per questo che preferisco riposare in modo diverso, leggendo, nel giardino di casa, al fresco, passeggiando con gli amici, sorseggiando una birra al bar, preparando una cenetta insieme, magari in una scampagnata. E poi i familiari, quelli sì che ti fanno riposare, se vogliono, basta solo un pò di volontà. Senza dimenticare il risparmio economico e il sentirsi vicini a chi non dispone di denaro da gettare al vento.

l’omicidio di Garlasco

Martedì 25 Settembre 2007

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Dico sempre che quando uccidono una moglie bisogna arrestare subito il marito e quando uccidono una ragazza bisogna prendere subito il fidanzato. Ma tutto ciò è un mio pregiudizio, che mi tengo gelosamente stretto nelle mie convinzioni: è chiaro che occorrono le prove per accusare qualcuno di un reato.

Il fidanzato di Chiara non mi è mai sembrato una persona ‘tranquilla’ come pure si diceva in paese. Bravo a scuola, educato, amorevole e chi più ne ha più ne metta. Impressioni che non significano nulla nella psicologia umana, altrimenti basterebbe vivere un solo anno perchè il resto sarebbe un’inutile ripetizione delle psicopatologie quotidiane esistenti. Invece non è affatto così: proprio oggi ho ascoltato la condanna di un vecchietto di 83 anni a 12 anni di carcere per aver ucciso una rumena, molto più giovane di lui, di cui si era invaghito.

Siamo sicuri che non ci fosse qualche segreto in Chiara o nel fidanzato che, una volta conosciuto dal partner non sia stato accettato? si cerca ancora il movente, ma non è necessario, bastano già le numerose contraddizioni del racconto del giovanotto e poi l’assenza di tracce nel muretto dove avrebbe scavalcato, l’assenza di sangue sulle sue scarpe, il pc che non era stato acceso la mattina del delitto, se non per poco tempo, la presenza di una traccia ematica di Chiara sui pedali della bici e, soprattutto, il suo atteggiamento psicologico: nemmeno una lacrima, la voce fredda nella chiamata di soccorsi.

Dalle mie parti si dice ‘lima sorda’, cioè una lima che quando la si usa non fa rumore ma morde il ferro. Questo è per me il fidanzatino di Chiara, lui di due anni più giovane, lei più matura e forse più capace di lasciarlo. Vedremo.

il contrassegno

Venerdì 7 Settembre 2007

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Nell’era di internet e del digitale il contrassegno, come metodo di spedizione della merce, dovrebbe essere quasi bandito. Almeno per i servizi che non riguardano prodotti “pesanti” il contrassegno è un sistema arcaico di trasporto delle informazioni. Questo vale, ad esempio, per i software che, infatti, noi vendiamo quasi esclusivamente attraverso la rete: si scaricano dal sito, si installano, si creano dei codice ai quali si risponde con un altro codice fornito dopo il pagamento della licenza.

Qualcuno crede che con il contrassegno si possa essere più sicuri di ricevere qualcosa in cambio del denaro. Invece dentro il pacco ci potrebbe essere solo segatura o carta di giornale ed aver pagato per nulla. In pratica il compratore non si difende così dalla truffa o dalla paura della truffa.

Per il venditore è ugualmente problematico spedire in contrassegno. Prima di tutto l’acquirente potrebbe rifiutare il pacco che torna al mittente con spese a carico di costui. Poi l’incasso dell’assegno può avvenire anche dopo venti giorni. Insomma lentezza e insicurezza quanta se ne vuole.

Poi debbo citare una truffa particolare messa in scena da alcuni operatori (della ditta del corriere molto probabilmente). L’acquirente chiede l’invio contrassegno di prodotti di vario genere ad un indirizzo fasullo. Il corriere trova che il destinatario è assente o inesistente e lascia il pacco in giacenza nei locali della ditta di spedizione. Qui avviene l’alleggerimento del prodotto, spesso di valore, e la sostituzione con materiale di poco conto. Quindi il pacco viene mandato indietro al truffato venditore.

Troppi rischi per l’attuale contrassegno, meglio di no.

Oscar Pistorius

Mercoledì 18 Luglio 2007

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Il suo nome pare di un tribuno romano, ma è solo un atleta di oggi che, grazie alla tecnologia, riesce a correre i 400 metri come i normodotati, proprio lui che ha perso le gambe da bambino. Il bello è che i suoi tempi sono ottimi: a Roma è arrivato secondo, ma si è avuta la netta sensazione che potesse essere primo. Ora si vuole controllare che le sue ’stampelle’ in fibra di carbonio non gli diano dei vantaggi rispetto a chi ha le gambe naturali.

Però si controlli anche quali siano gli svantaggi che Oscar Pistorius deve affrontare per gareggiare con gambe non sue:

1) l’allaccio delle protesi al resto delle sue gambe non può essere un incastro come un pezzo unico fino al ginocchio;

2) i muscoli del polpaccio non esistono e non partecipano al ritiro ed alla spinta delle gambe durante la corsa: il passo è generato unicamente dai muscoli delle cosce;

3) il piede, che non esiste, non ha sensibilità ed alla partenza, alla pressione sul terreno, alla curva, alla tipologia del suolo (si pensi all’attrito che le scarpe normali hanno con la corsia),

4) Oscar Pistorius a Roma correva più degli altri nei secondi duecento metri perchè il suo fisico era più possente e più potente, come dimostravano anche i movimenti delle braccia e del tronco, non delle gambe in fibra di carbonio;

5) Se le sue protesi fossero elastiche e rimbalzanti come molle, utili forse per il salto in alto, ma non per la corsa, l’atleta sudafricano ne riceverebbe un evidente danno perchè esse assorbirebbero la spinta in avanti facendo perdere energia, trasformata in calore, rendendo il passo meno rapido e più goffo;

6) E’ ridicolo che un handicap possa essere interpretato come un vantaggio, ma la federazione internazionale di atletica controlli pure perchè Oscar ne uscirà più forte di prima: egli è un fenomeno della natura. Ne sentiremo parlare.

cantautori impegnati

Lunedì 9 Luglio 2007

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L’aggettivo ‘impegnati’ associato a cantautori mi ha sempre dato fastidio. Basterebbe dire che non si può parlare di chi soffre o emarginato stando comodamente seduti sull’opulenza o dentro il successo, ma è una funzione che non digerisco in nessun modo quella di fare soldi con argomenti che sono l’esatto contrario della vita che si ottiene.

Poi vorrei passare al lato artistico dove molti si stracciano le vesti per inneggiare a questo o a quel poeta. Molte canzoni sono quasi ridicole, se non scritte in maniera infantile e ignorante. Ma anche qui non voglio infierire e sottolineare solo come le migliori composizioni siano quelle che puntualmente parlano d’amore dove, evidentemente, i suddetti cantautori trovano la più profonda ispirazione.

Che dovremmo dire allora? che sono in contraddizione con sè stessi e con quello che scrivono in maniera impegnata? dico solo che appaiono degli incoerenti e questo basta ed avanza per definirli.

il medico

Venerdì 29 Giugno 2007

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Ho fatto fare una visita al medico dell’ASL (o come si chiama mentre stai leggendo) per un problemino al piede, che poi non era nulla. Il costo di questa visita, cioè del ticket? 22 euro e rotti. il tempo della visita? 6 minuti di orologio che corrispondono a 10 visite all’ora e, quindi a 220 euro l’ora di costo.

Qui due sono le cose da considerare:

1) l’asl costa troppo al cittadino e quindi non è più efficiente;

2) i prezzi di alcuni lavoratori (oppure non vogliamo chiamare un medico lavoratore?) sono troppo esagerati rispetto a quelli di altri.

Qui non si tratta di comunismo o socialismo o politica sociale del fascismo, ma di buon senso (io non ho tessere e non ne avrò mai più). Ma quale giustizia sociale può mai essere quella che vede un professore laureato guadagnare 1500 euro al mese ed un medico guadadagnare (non fa differenza se è un dipendente dell’asl perchè l’autonomo riesce ad incassare uguali cifre) 1500 euro al giorno?

Per me questa non è civiltà, ma bestemmia contro Dio del quale siamo tutti figli e, su questo aspetto, tutti uguali. Che poi la diminuzione di alcuni stipendi o guadagni non porti troppo denaro per gli altri non ha alcuna importanza perchè si tratta di moralità o di coscienza. Io non mi sentirei tanto tranquillo con me stesso se, a fine giornata, avessi accumulato tanti soldi da essere dieci o cento volte quanto riesce a mettersi in tasca chi adopera solo la forza delle mani. E a che serve dire che un professionista inizia a guadagnare a 30 anni? sono un professionista, ma questo non vuol dire che si debba essere distanti anni luce dagli stipendi più bassi o dalle pesnioni di chi non arriva a fine mese solo per mangiare.

Troppa disuguaglianza non giova al genere umano…. molti pensano per tutta la vita di essere eterni!

Rignano Flaminio

Mercoledì 16 Maggio 2007

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Quando ero all’università, come studente, a Roma, avevo sentito parlare di questa cittadina laziale, non ricordo bene a quale proposito: probabilmente per la sua struttura urbana. Adesso mi è tornato davanti agli occhi per una vicenda misteriosa e forse non troppo: gli abusi presunti o veri sui bambini dell’asilo.

Non voglio ripercorrere le strade già esplorate da altri in tanti articoli sull’argomento. Anche la TV adesso, lasciato al suo destino il caso di Cogne, vuole sostituirlo con un altro meno cruento e forse più spettacolare, almeno per l’intrigo.

Ho insegnato vari anni nelle scuole di bambini e mi ricordo che le fantasie erano all’ordine del giorno, come pure le ansie dei genitori che spessissimo capivamo ciò che volevano capire dagli insegnanti. Si chieda ad un capo di istituto qualsiasi se un genitore accetti che il proprio figlio abbia fatto un’azione sgarbata o un reato a scuola. La risposta sarebbe:

- Chi, mio figlio? ma no… mio figlio non è così, non fa queste cose.

Il motivo è semplice: il genitore, soprattutto la mamma, ritiene inconsciamente che l0′accusa sia rivolta a lei stessa, oppure è lei che si sente responsabile per le azioni del figlio, vuoi per l’educazione datagli, vuoi per la diretta discendenza culturale o, meglio, di natura.

Così è difficile che venga subito accettato che un bambino o un ragazzo possa essere responsabile di cattive azioni in classe. Un giorno dissi ad un genitore che sua figlia, ancora minorenne, fumava perchè ne sentivo la puzza quando tornava dai servizi igienici. Mi rispose, come volevasi dimostrare, che non poteva essere vero.

Oppure mi viene in mente quando misi una nota per errore ad un ragazzino delle medie che aveva lo stesso cognome di un altro. Feci la modifica sul registro e dissi che era successo per via del cognome. Il ragazzino disse alla madre che io ce l’avevo con la loro famiglia per il cognome che portavano…..

O ancora quando, mentre aiutavo a gestire una mensa scolastica proprio di una scuola materna, si scatenò l’inferno senza ragione sulla cooperativa che preparava i pasti: l’ASL, il NAS, i carabinieri per cercare prove di cibo avariato, scadente, insufficiente, ecc. e nessuno voleva vedere quanto dal sottoscritto denunciato che la fognatura era collegata senza alcun sifone allo scarico del cuocipasta (poi non usato, naturalmente) o che a terra esistevano prese a 380 volts senza alcuna protezione. Alla fine tutto finì a ‘brodo di ceci’, come suol dirsi dalle mie parti.

La cagnara era stata organizzata da motivi politici e di gelosia ed avevano abboccato delle mamme di bassa cultura (che non è quella che sdi mostra nel saper parlare, ma nel saper ragionare).
Ma posso anche aggiungere che qualche maestra d’asilo dovette pulire il culetto a qualche bambino che si era fatto addosso. Chissà che cosa avrebbe raccontato alla mamma se gli avesse chiesto chi ti ha toccato a scuola…

I bambini dicono sempre la verità, ma è una verità diversa da quella che intendiamo noi. Il loro mondo è un altro, abitato da personaggi che fanno cose strane e sensazionali per il fatto che la mente del piccolo non ancora possiede le informazioni sulla realtà. Capire queste costruzioni, questi ambienti, questi abitanti, queste azioni è difficile anche per lo psicologo. E mi meraviglio come ci possa essere stata una perizia di ben 80 mila euro per interrogare i bambini di Rignano, senza cavarne una prova valida per incriminare eventuali colpevoli.

Le prove sono diverse dagli indizi. Occorre la certezza e non la supposizione, per cui si potrebbe opporre al candore delle parole dei bambini le altrettanto facce pulite degli incriminati. Ma questo che significa? non si gioca con la libertà delle persone, non si confonde il sentimento con la verità (le fidanzate sono sempre belle agli occhi degli innamorati, l’invidia fa vedere alta e verde l’erba del vicino), non si spendono soldi dei cittadini per indagini che già si mostrano complesse e che non porteranno, alla fine, come ritengo, a nulla.

Mi chiedo se, chiunque sia il colpevole di tutto ciò, possa poi pagare tutti i danni, compreso ciò che si spende per indagare da parte dello Stato.

la tenda da campeggio

Martedì 24 Aprile 2007

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Mi sono trovato in una situazione complessa per accontentare le mie figlie senza far dispiacere mia moglie. Si doveva acquistare una tenda da campeggio, che io ho sempre amato, ma c’erano discordanze in famiglia. Il fatto è che non volevo spendere inutilmente dei soldi, così è capitato un giorno che venisse venduta una canadese da due posti per soli 15 euro. Il venditore mi aveva avvertito che c’era un piccolo difetto, uno strappetto sul lato ben ricucito e sigillato che quasi era diventato invisibile. In effettio era proprio così e comprari la tenda.

Ottenni tutto quello che speravo: poca spesa e gioia dei figli. Anche mia moglie non rumoreggiò pensando che, in fondo, si trattava di un giocattolo o quasi.

La prima uscita, non per dormire all’aperto, ma solo per mangiare alla trapper, fu in montagna in un giorno di primavera. Il pomeriggio, dopo l’arrosto alla brace sul fuoco alimentato con creppi secchi dei boschi intorno, fu passato attorno a quella tenda. Per me ci volle un pò per montarla giacchè da tempo non le usavo più, ma per le figlie fu una allegria continua.

Talora ci vuole davvero poco per fare tutti contenti.

Dimenticavo: la tenda pesa un paio di chili e si raccoglie in un sacchetto poco più grosso di un ombrello pieghevole. Miracoli della tecnologia moderna.


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