Archivio della Categoria 'Vacanze'
Venerdì 1 Ottobre 2010
Un libro che è un capolavoro della letteratura mondiale. Come vede il mondo un canelupo, gli dei, gli uomini bianchi ai quali bisogna ubbidire. E la sua natura selvaggia.
Il romanzo fu scritto prima dei trent’anni dell’autore, visto che fu pubblicato nel 1906 e lui era nato nel 1876. Per questo molto interessante per maturità e ambiente, anche psicologia, seppure sia solo descritta e non approfondita come per gli umani. Dalla parte del cane, come disse mia figlia di 12 anni quando lesse il racconto. Ed è proprio così che questo libro si è conquistata la fama mondiale che ammassò nelle tasche di Jack London quel milione di dollari che lo avrebbe portato, credo, alla fine, al suicidio. Se è vero che la sua vita cambiò e nella sua stessa intensità divenne tragica. a soli quarant’anni.
Ci resta questo scritto, non eccelso come storia, ma immenso come approccio al modo di raccontare. Divino, direi, nella selva di romanzi da quattro soldi che ci sono oggi. Zanna bianca resiste da un secolo e il suo insegnamento è tuttora valido.
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Martedì 18 Maggio 2010
Quando s’incontrano nuove persone è difficile pensare che siano di quelle che, nella vita, si possono contare sulle dita di una mano: uniche. Perciò Leonardo Cammarano, data anche la sua estrema umiltà , si nascondeva tra i sorrisi e le parole. Poi mi ha regalato un suo libro: ZIBALDINO. Che ho letto con grandissimo piacere. Ed allora è venuta fuori la sua fantasia, la sua ironia, la sua vasta cultura e non solo la sua filosofia. Ma soprattutto la saggezza di chi ha attraversato il tempo e, dice lui, non se n’è accorto. E allora la meraviglia che un simile personaggio, che lo abbia avuto vicino pochi chilometri, lo abbia conosciuto solo adesso che anche io mio avvio alla vecchiaia.
Il suo libro è meraviglioso, scritto con penna leggera e scorrevole, precisa, arguta, comica, artistica. Perché Leonardo è un pittore e sa dipingere anche con le parole.
Da leggere. Ottimo.
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Domenica 4 Ottobre 2009
Il linguaggio di Faletti è sporco, e della cosa non vi è alcun bisogno per raccontare una storia qualsiasi. Gratuito e inopportuno. Naturalmente tale sua scelta porta anche a conquistare un certo tipo di pubblico, ma ne allontana sicuramente un altro. Personalmente, dopo poche pagine, ho dovuto abbandonare la lettura che mi schifava. Stessa cosa successa a mia moglie.
Giudizio negativo, nonostante sia un successo editoriale, a quanto si sente dire.
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Mercoledì 29 Ottobre 2008
Il libro di Allan e Barbara Pease è un vero e proprio manuale di intrepretazione dei comportamenti umani. Utilissimo per chi ha a che fare con il pubblico: venditori, politici, rappresentanti, talent scout, ecc. Credevo si trattasse di una cosa leggera, invece qui è vera e propria psicologia. Profondo anche, e un tantino difficile per chi è a digiuno dall’osservazione dei gesti e dei movimenti di chi ci è di fronte, in quanlunque occasione. Difatti non sempre si colgono le miriadi di prove di un modo di pensare. Con questo testo si impara, e vi è anche un test finale per controllare che cosa si è capito. Buono.
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Martedì 26 Agosto 2008
La gente che torna dalle vacanze è più stanca di quando è partita, questo quasi sempre. Comunque la soddisfazione riguarda solo una buona metà di essi, il resto è deluso. Dunque la vacanza quasi non serve. Meglio una gita di un giorno o due, un fine settimana per rinfrancarsi che stare seduto o sdraiato senza fare nulla e solo per il gusto di raccontare dove si è stati. Posti esclusivi, lontani, costosi, lusso e niente altro, anzi noia, malinconia e depressione. Altro che ristoro del corpo e della mente.
Sarà per questo che preferisco riposare in modo diverso, leggendo, nel giardino di casa, al fresco, passeggiando con gli amici, sorseggiando una birra al bar, preparando una cenetta insieme, magari in una scampagnata. E poi i familiari, quelli sì che ti fanno riposare, se vogliono, basta solo un pò di volontà . Senza dimenticare il risparmio economico e il sentirsi vicini a chi non dispone di denaro da gettare al vento.
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Martedì 27 Maggio 2008
E’ alquanto strano che, almeno all’inizio, l’omicidio di due ragazzi su un motorino da parte di un giovane senza patente sia stato definito come ‘volontario’ e quello del rom nelle marche, ubriaco, di quattro ragazzi, sia invece classificato come ‘omicidio colposo’. In questo caso la pena è molto inferiore. Ma se non si elimina questa distorsione negli incidenti stradali non ci sarà mai pace.
Il ‘colposo’ può essere in caso di incidente involontario, quando si mettono in atto tutte le procedure per evitare di fare del male a qualcuno. Ma non quando si beve fino a diventare incosciente. Perchè nel momento che si inizia a bere si capisce che ci si sta ubriacando. Dunque ci si mette nella condizione della scarsa coscienza delle cose. E questo come lo vogliamo chiamare? Non è una volontà ?
Non lo sarebbe se fosse un’altra persona a farci bere per forza, ma se lo decidiamo in pare che non ci siano dubbi. In cado di incidente con il morto, allora, omicidio volontario. Oppure che i parlamentari trovino un’altra forma di reato perchè non è accettabile che sia messo alla stregua di un incidente capitato per caso.
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Lunedì 14 Aprile 2008
Una delle travi che intralciano lo sviluppo e la serietà di internet, perché anche se non pare esso ancora è relegato a qualche cosa da guardare con sospetto, è l’anonimato dell’indirizzo email. Anche coloro che assegnano gratuitamente un tale indirizzo dovrebbero avere i dati esatti del titolare, mediante un sistema che è da studiare, ma non solo con l’attestazione via rete.
Così non esisterebbero tanto facilmente le truffe, i virus, gli sciacalli che si nascondono dietro quel dito della email che poi potrebbe essere scoperto dalla Polizia Postale. Ma proprio questo bisognerebbe evitare: di ricorrere agli organi inquirenti. Allora internet acquisterebbe la verità che ancora non ha: troppa fantasia, irrealtà , stupidità di un mezzo che potrebbe ricoluzionare la nostra società , ma ancora non lo fa.
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Giovedì 20 Marzo 2008
Carlo Emilio Gadda scrive un libro che è un vero fenomeno della letteratura italiana. Prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto, un delitto in Via Merulana a Roma, per descrivere personaggi molto meglio di un pittore ritrattista. Profondo nei concetti e nuovo nelle frasi e nelle parole. Molte dialettali, romanesche o napoletane, un pò meno molisane quelle del dottor Ingravallo che sembra Di Pietro di oggi. Anzi questa somiglianza è scobcertante in quanto il “pasticciaccio” fu scritto molti anni fa, addirittura prima del ‘50 la prima stesura.
Il linguaggio di Gabba è avvicinabile a quello di altri grandi letterati del passato che hanno fatto la storia della nostra cultura letteraria. Un libro da leggere, anche se, andando avanti diventa pesante per l’attenzione necessaria a capire non solo le costruzioni nel periodo (spesso troppo lungo), ma gli stessi significati e le assonanze ricercate sempre dall’autore. E’ un capolavoro da studiare.
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Martedì 12 Febbraio 2008
Il romanzo di Susanna Tamaro non mi pare un buon libro e dico il perchè. In primo luogo ci sono delle affermazioni del tutto fuori luogo sulla Madonna. Ognuno è libero di credere o non credere, ma non è libero di insultare chi crede o la stessa religione. Avrei voluto vedere che cosa poteva capitare alla libera scrittrice se fosse stata tra i musulmani e avesse detto le stesse cose di Maometto.
Comunque, parliamo del contenuto del libro. Una storiella che si può raccontare in un paio di frasi. Niente di avvincente o coinvolgente. Addirittura stravagante quando la protagonista parte all’improvviso e non si sa bene per dove.
Il linguaggio poi presenta una sciocchezza notevole. Qualcuno potrebbe farla passare per una brillante idea o per una licenza poetica, ma ho trovato alquanto fastidioso che si passi con disinvoltura dal verbo presente, o passato prossimo, al passato remoto. Al di là della capacità narrativa di questo espediente, che non vedo affatto, occorre che ci sia la logica nel dire e raccontare, altrimenti ognuno fa quello che vuole. E se è così, anche io dico quello che mi pare.
In definitiva un libro scadente.
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Mercoledì 6 Febbraio 2008
L’autore di questo libro è Massimo Corona. Ho letto la prima parte (l’inverno) e già ho capito dove andrà a parare per il resto. Il suo linguaggio è molto, ma molto retorico. Si può dire che non usa quasi mai descrizioni aderenti alla realtà , ma sempre mediante similitudini, richiami di altre situazioni e strutture linguistiche simili. Insomma, a lungo andare, tutto questo dà fastidio al lettore. Potrebbe apparire poesia, ma non è possibile usare mezzi impropri per la prosa.
Per spiegarmi meglio è come se un architetto fosse molto bravo nel disegno e poi quasi assente nel campo della progettazione. La sua qualità verrebbe distrutta, qualora ci fosse, dalla rappresentazione.
Così Corona, si consola nei mille aggettivi usati per parlare di una strada, una casa, un personaggio. Poi il personaggio è appena abbozzato psicologicamente. In tal modo il racconto è una continua lagna che non affascina e non diverte.
La grezzezza di alcune situazioni è davvero sconcertante: come sia possibile cercare la poesia e poi parlare continuamente di masturbazioni lo sa solo lui. Non parliamo di come tratta il padre e la madre: li ignora semplicemente, come cani.
Se il racconto non fosse autobiografico sarebbe lo stesso perchè sono i sentimenti che contano. In tutto questo miscuglio infantile e senza fine (nel senso di obiettivo), il libro mi pare scadente. La fantasia di Mauro Corona è riservata solo al linguaggio, mentre il contenuto è misero, come il tema di quei studenti che non sanno come riempire il foglio protocollo.
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