Casa dolce casa
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Archivio della Categoria 'Soldi e banche'

La Carta del Cliente

Mercoledì 24 Aprile 2013

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Ho appena letto dal sito della Vodafone, che mi manda fatture con addebiti di servizi di cui mai ho usufruito, un articolo sulla cosiddetta Carta del Cliente. Vediamo cosa c’è scritto:

Lo strumento della Carta del Cliente, introdotto dalla direttiva del Presidente del Consiglio dei Ministri 27 gennaio 1994, trova ulteriore disciplina nelle leggi 11 luglio 1995, n. 273, 14 novembre 1995, n. 481, 31 luglio 1997, n. 249, decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, del decreto legislativo 1 agosto 2003, n. 259 e, con specifico riguardo al settore delle comunicazioni, nelle delibere dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, quella del 24 luglio 2003, n. 179 (Approvazione della direttiva generale in materia di qualità e carte dei servizi di telecomunicazioni ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lettera b), numero 2, della Legge 31 luglio 1997, n. 249) e quella n. 104/05/CSP (Approvazione della direttiva in materia di qualità e carte dei servizi di comunicazioni mobili e personali, offerti al pubblico su reti radiomobili terresti di comunicazione elettronica, ai sensi dell’articolo 1, comma 6, lettera b), numero 2, della legge 31 luglio 1997, n. 249).

E si parla pure di trasparenza! All’anima che razza di italiano e di interpretazione dei concetti! Che cosa si dovrebbe capire? Trasparenza, appunto, non opacità, che sarebbe più corretto. Vodafone risponderebbe che così sono le normative al riguardo. E, magari, si nasconde dietro questi fattori per non mostrare al cliente che cosa gli sia capitato e come difendersi. Bene, anzi malissimo. Perché se qualcuno pensa di poter usare un abbonamento con addebito su carta di credito, ha passato i suoi guai. L’unica cosa da fare, in questi casi, se non si vogliono ricevere cattive sorprese, è disdire tale tipo di abbonamento. Ossia l’uso della carta di credito come cassaforte da dove prelevare, da parte del rivenditore, senza controlli.

Qualcuno prova a fare la cosiddetta disputa del pagamento e ricorrere alla propria banca? Ebbene ci ricaverà poco, anzi nulla, se esiste una fattura di determinati servizi. Non importa se essi non siano mai stati richiesti e mai nemmeno erogati. Resta la denuncia alle autorità, oppure al CORECOM. Ma le strade sono difficili da percorrere, o almeno lente. Molto meglio non usare la carta di credito per far effettuare da terzi prelievi su abbonamento. E’ un consiglio da seguire.

Le scarpe rotte della regina Elisabetta

Giovedì 16 Settembre 2010

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Qualche giorno fa la tv, non ricoredo se di Stato o privata, ha mostrato la regina Elisabetta seduta e con le scarpe che mostravano il fondo consumato. A detta del giornalista, difatti, c’era un foro che mal si addiceva a una persona di quel rango. Mi sono ricordato, (si fa per dire), che ho passato una vita a vendere scarpe e anche ad aggiustarle, oltre che a consumarle con i miei piedi. Così ho dato uno sguardo ai mocassini di pecary che indosso tutte le primavere e gli autunni da almeno vent’anni a questa parte, fatti di viaggi per le strade del mio paese. Certo consumate in una porzione centrale della suola destra, (e prontamente riparate), ma non nere, come il cronista sostena che fosse il foro della regina. Ossia le scarpe hanno un’intersuola che divide il battistrada dal plantare interno. E non voglio credere che una regina abbia scarpe di qualità tanto inferiore da esserne sprovviste. perciò la suola non è mai nera, tutt’al più del colore della pelle dell’animale.

Insomma quella macchia scura sotto la scarpa di Elisabetta d’Inghilterra non era altro che una zona colorata, non un buco dovuto al consumo del materiale (le calze erano trasparenti e non nere). Inoltre questa vecchietta, che così bisogna chiamarla, come poteva consumare un paio di scarpe se io, che non ancora mi reputo vecchio e non lo ero vent’anni fa, non sono riuscito a provocare un foro di uguali dimensioni? Che la suola di colei fosse meno robusta rispetto alla mia? Non ci credo.

Mio zio, prima di provocare un simile buco, tenne le scarpe ai piedi per cinquant’anni, e lui sì che camminava come la regina: poco e piano.

Questo per evitare che si rida dove non esiste e si getti fango dove non è mertitato. Che chi vuol far ridere ha altre strade, se ne è capace.

Viva la regina!

vacanze

Martedì 26 Agosto 2008

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La gente che torna dalle vacanze è più stanca di quando è partita, questo quasi sempre. Comunque la soddisfazione riguarda solo una buona metà di essi, il resto è deluso. Dunque la vacanza quasi non serve. Meglio una gita di un giorno o due, un fine settimana per rinfrancarsi che stare seduto o sdraiato senza fare nulla e solo per il gusto di raccontare dove si è stati. Posti esclusivi, lontani, costosi, lusso e niente altro, anzi noia, malinconia e depressione. Altro che ristoro del corpo e della mente.

Sarà per questo che preferisco riposare in modo diverso, leggendo, nel giardino di casa, al fresco, passeggiando con gli amici, sorseggiando una birra al bar, preparando una cenetta insieme, magari in una scampagnata. E poi i familiari, quelli sì che ti fanno riposare, se vogliono, basta solo un pò di volontà. Senza dimenticare il risparmio economico e il sentirsi vicini a chi non dispone di denaro da gettare al vento.

Indirizzo email

Lunedì 14 Aprile 2008

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Una delle travi che intralciano lo sviluppo e la serietà di internet, perché anche se non pare esso ancora è relegato a qualche cosa da guardare con sospetto, è l’anonimato dell’indirizzo email. Anche coloro che assegnano gratuitamente un tale indirizzo dovrebbero avere i dati esatti del titolare, mediante un sistema che è da studiare, ma non solo con l’attestazione via rete.

Così non esisterebbero tanto facilmente le truffe, i virus, gli sciacalli che si nascondono dietro quel dito della email che poi potrebbe essere scoperto dalla Polizia Postale. Ma proprio questo bisognerebbe evitare: di ricorrere agli organi inquirenti. Allora internet acquisterebbe la verità che ancora non ha: troppa fantasia, irrealtà, stupidità di un mezzo che potrebbe ricoluzionare la nostra società, ma ancora non lo fa.

pitturare la casa

Giovedì 3 Gennaio 2008

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La pitturazione delle pareti della casa, a parte l’esterno che può essere trattato anche a vista o in modi diversi, è un problema che si risolve talora seguendo la moda del momento. Alcuni tipi di pitture, divenute tecnologicamente possibile negli ultimi tempi, attraggono come se fossero le soluzioni più eleganti esistenti. Mi riferisco soprattutto a quelle che mostrano una superficie variopinta, non uniforme e con colorazioni più adatte ad una discoteca o ad un bar.

Per la casa bisogna orientarsi sulla tinta unita e sui colori non troppo forti e intensi. Il motivo è semplice: in casa ci si vive tutti i giorni e molte persone ci lavorano anche. I colori vivaci e le forme di colore appariscenti stancano con il tempo e dopo pochi mesi o giorni diventano insopportabili. La mia esperienza tecnica e professionale mi ha insegnato proprio questo. Inoltre la tinta unita può essere data anche da personale non qualificato, insomma si può fare da sè con un pò di buona volontà e senza spendere soldi inutili per acquistare materiali che non darebbero risultati positivi.

Una raccomandazione finale per chi ha necessità anche di pitturare spesso o di risistemare una piccola porzione di parete: usare il bianco perchè è quello che stanca di meno, va bene su ogni altro tipo di arredo e pavimento, si presta senza problemi ai ritocchi.

il controsoffitto in legno

Venerdì 26 Ottobre 2007

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Un problema che si riscontra spesso nei controsoffitti in legno, o in doghette, è quello del ritiro del materiale. E’ consigliabile, pertanto, di tenerne conto all’atto della posa in opera per il seguente motivo: la mancanza di connessione tra le parti può generare un distacco dei componenti che, se sono agganciati l’uno all’altro, possono provocare anche un crollo parziale.

Anche la temperatura può fare di questi scherzi o l’esposizione all’aria, che asciuga il legno, o mal sole che lo fa seccare. Anche se molto antiestetiche le viti sono più adatte in questi casi e non i ganci a scomparsa che possono anche piegarsi sotto il peso delle tavole, se sono posti a distanza notevole rispetto al peso da sostenere.

Insomma chi fa da sè deve sapere che l’incognita è in agguato ed è molto meglio informarsi prima da chi ha già fatto simili lavori o, come in questa occasione, leggere un consiglio sulla rete e su un sito adatto. Grazie della visita.

Il presidente ed il committente

Lunedì 8 Ottobre 2007

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Lo sfogo del Presidente del Napoli calcio dopo la sconfitta con l’Inter (che l’allenatore non ha fatto giocare subito Sosa) mi ha fatto venire in mente un caso analogo che si ripete nella professione di architetto. In questo caso è il committente che vuole fare il progettista, un pò come il presidente della squadra di calcio vuole fare l’allenatore. Bisogna sopportare stupidaggini grosse quanto una casa, soluzioni assurde o stupide o di ignoranti completi e fare buon viso a cattivo gioco, come si suol dire. Diversamente bisognerebbe litigare ogni giorno e, praticamente, non si lavorerebbe più.

Capisco perfettamente gli allenatori molti dei quali vengono allontanati proprio per non seguire le direttive tecniche di chi tecnico non è, ma che ha il potere del contratto.

Ricordo un cliente che, per avere maggiore luce dal balcone (secondo lui) lo fece mettere in diagonale rispetto ai muri, lasciando la trave superiore in parte a vista dall’esterno ed in parte dall’interno. Allora, logicamente, mi feci sentire e fu rimesso tutto a posto.

Aurelio De Laurentiis accetta il ko con l’Inter e invia una frecciatina al suo allenatore Edy. Così titolava la Repubblica del 6 ottobre scorso. Il Presidente del Napoli non si accorgeva che l’Inter avrebbe potuto fare altri gol e ne avrebbe fatti se fosse stato necessario, oppure se la squadra si fosse sbilanciata cercando di recuperare un risultato impossibile.

Come il cliente ansioso era meglio se avesse taciuto.

l’eredità di Pavarotti

Mercoledì 19 Settembre 2007

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L’eredità del maestro Pavarotti pare che non sia la sua voce e la sua capacità di infondere espressività musicale alle parole, ma i suoi beni materiali, il conto in banca, i diritti d’autore, la sua società di amministrazione di palazzi e immobili vari.

Anche il suo inserviente, o come lo si debba chiamare, ha avuto una cospicua eredità in danaro. Mi chiedo perchè Pavarotti abbia dovuto guadagnare tanto. Per far litigare gli eredi? per far arricchire chi non c’entra nulla con la sua fortuna? e poi quale sarebbe stata la sua fortuna, quella di accumulare soldi fino a dimenticarne l’ammontare?

Lui è nell’aldilà, solo con la sua anima ed il vile denaro non gli serve più e forse non gli è servito, anzi certamente non gli è servito, nemmeno in vita.

Non sarebbe stato meglio che avesse messo in pedi una organizzazione per sfamare tanti bambini nel mondo, come pure ha fatto in parte con i suoi proventi? meglio sarebbe stato se avesse vissuto modestamente ed avesse donato tutto o quasi a chi ne aveva bisogno. Probabilmente Iddio gli aveva donato tanta virtù per metterlo alla prova: la sua voce in realtà non era sua, ma patrimonio di tutti. Credo che Pavarotti sarebbe stato ricordato molto più a lungo e non per le controversie tra figlie e seconda moglie.

le poste

Martedì 18 Settembre 2007

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Vorrei dire qualche cosa sulle Poste e Telecomunicazioni che cerca di arrampicarsi sugli specchi per sopravvivere ad internet ed alla rivoluzione sulle comunicazione delle email.

Mi chiedo a cosa serva ancora l’ufficio postale. A spedire le lettere? ormai c’è l’email.

A spedire i pacchi? ora ci sono servizi privati ben più efficienti.

Alle Poste costa meno spedire un pacco ordinario? provate a farlo, il più delle volte non hanno bollettini, o dicono che il servizio non esiste, o il pacco arriva sfasciato.

Del resto quando il posti di lavoro è assicurato si sa che l’addetto lavora poco e male, senza impegno e senza paura di andare a casa. Tutto a carico dei contribuenti.

Non parliamo poi delle file che sempre si è costretti a fare anche per una stupidaggine. Meglio usare tutti i servizi esistenti online. Con le banche è possibile ora pagare non solo gli F24 o i MAV o i RAV, ma anche bollettini qualsiasi. Ma poi perchè usare il conto corrente postale, farraginoso e lento? si può fare un bonifico bancario direttamente da casa. Ci sono banche che non chiedono un centesimo per questo servizio (vai nella sezione SHOP di questo sito e trova quante banche vuoi, con tutti i servizi offerti ed i costi).

Provate anche a fare un reclamo sul sito delle Poste. Nessuna traccia di vita, non si sa se parte, viene letto, arriva una risposta.

Le pensioni? si possono far accreditare automaticamente su un conto bancario.

la stima di un immobile

Martedì 11 Settembre 2007

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Leggo su un sito di software che ormai la stima di un immobile non può più essere lasciata alla discrezionalità del professionista, che ci sono strumenti tecnici per valutare con dati di fatto e scientifici, che il risultato può essere oggettivo, mentre le altre forme si estimo sarebbero arcaiche e superate.

Non faccio nomi quindi non offendo nessuno, ma una simile pubblicità non è solo ingannevole, ma stupida ed ignorante. Se davvero fosse così basterebbe un software automatico, una tabella, un pulsante qualsiasi per avere il valore di una casa o di un terreno. Invece la discrezionalità, che non è altro che la sensibilità del professionista di soppesare mille problematiche e discernere quelle importanti dalle sciocchezze, è indispensabile. Che cosa significa altrimenti la parola ’stima’ se non valutare, dare più o meno valore ad un fatto, una situazione, un evento e a prevedere anche un possibile sviluppo futuro? e che sarebbe allora la teoria della ‘ordinarietà‘ per cui si pensa ad un acquirente ordinario, normale e non ad un paperon dè pareponi che potrebbe sconvolgere il mercato e acquistare anche a prezzi doppi o tripli?

Ringrazio tutti quei tecnici che hanno acquistato la licenza del mio VALVEN (software per trovare il valore venale degli edifici) e lo hanno trovato semplice, rapido ed economico. Esso aiuta il tecnico, ma non lo sostituisce, altrimenti tutti dovrebbero chiudere il proprio studio.


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