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Archivio della Categoria 'Scuola'

La scuola dell’infanzia

Venerdì 29 Agosto 2014

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Entra e non ti pentirai,

un nuovo mondo scoprirai,

quello della tua “scuoletta”

dove il tempo scorre in fretta.

Com’√® bello costruire

con i blocchi a non finire,

fare case,auto,palazzi,

aereoplani ed anche razzi…

Poi bisogna riordinare

ma anche quello è un bel giocare,

ogni pezzo ha il suo colore,

lo facciamo con AMORE!

Mi piace toccare la morbida panna,

mi succhio il ditino poi faccio la nanna;

mi piace toccare il tremulo budino,

è gelatinoso e ondeggia  un pochino!

Mi piace toccare la torta,

lo faccio se √® chiusa la porta…

Mi piace toccare il purè,

lecco il ditino e mi sento un RE!

Una triglia e una conchiglia

vanno in viaggio per Siviglia,

il viaggio è lungo,allor la triglia,

si rigira e anche sbadiglia;

la conchiglia dormigliona,

la sua sveglia però aziona

altrimenti là,a Siviglia,

non ci arriva con la triglia!

ÔŅĹ

E con la scuola arriver√† …l’autunno!

Giovedì 28 Agosto 2014

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Pioggia d’autunno che scendi annoiata

sulla mia casa,sulla strada asfaltata,

che porti profumi di boschi lontani

così che io li tocco con le mie mani,

che porti racconti di nonne di nonni

che mi  addolciscono tanti bei sonni,

che porti l’odore di foglie invecchiate,

dal vento con forza dal ramo strappate…

Oh pioggia d’autunno che scendi svogliata

e porti  un sentore di uva bagnata,

che mi racconti del monte e del fungo?

E dimmi,l’inverno sar√† tanto lungo?

Cala la nebbia tra ottobre e novembre,

scende il sipario sul teatro della vita.

Il pubblico tace,

in lontananza un corvo se la ride!

quando piove ore ed ore

poi fra l’erba senti odore

un pò di muffa,un pò di fungo,

quell’odore √® lungo lungo,

tu lo segui finchè hai fiato

e un “porcino”gi√† hai scovato,

poi lì accanto,bello bello

c’√® anche il piccolo fratello.

Il cestino ora hai riempito,

il boschetto è rinverdito,

torni a casa assai contento

e…ti spettina un p√≤ il vento.

Dopo il vento spunta il sole

e tu fai le capriole!

Il vento spazza le foglie

e porta discorsi nel vento.

Lontano qualcuno ci chiama,

ma è solo il lamento del vento!

Filastrocca delle stagioni,

è già ora dei maglioni.

Se la rosa,ecco,è sbocciata,

primavera è ritornata!

Dopo il fiore arriva il frutto,

me lo gusto tutto tutto.

Quanto cade la castagna

√® l’autunno che ci bagna.

Filastrocca delle stagioni,

√® gi√† l’ora dei maglioni!

Estate vien di giorno

e scalda tutto intorno,

autunno vien di notte

e lascia le ossa rotte,

l’inverno,di mattina,

fa ricami con la brina,

primavera vien di sera

e profuma la fioriera!

Filastrocca della scuola

dove il tempo scorre,vola!

Si sta bene con gli amici

sui quaderni a far cornici,

a giocar nell’intervallo

a inventare un nuovo ballo,

ad attender la pagella

anche se non troppo bella:

coi compagni “d’avventura”

si combatte la paura!

Filastrocca della scuola

dove il tempo passa,VOLA!

In vista della riapertura della scuola….

Giovedì 28 Agosto 2014

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Com’√® bella la mia scuola,

non son solo ,non sei sola,

tanti giochi,le maestre,

i decori alle finestre,

tanti canti per Natale,

mascherine a carnevale…

Com’√® bella la mia scuola,

non son solo,non son sola!

Son sbocciati i grembiulini

colorati dei bambini:

sono rosa,gialli,blu,

come nuvole lass√Ļ,

come i fiori in mezzo al prato,

come i gusti del gelato!

Impariam tante parole:

cielo ,mare,cane,aiuole,

terra , Luna,stella,pane,

uccellino ,nido e cane.

Impariamo tanto e in fretta,

saliremo “sulla vetta”

e ,arrivati fin lass√Ļ,

chi ci fermer√† mai pi√Ļ?

Con settembre ,ecco,i bambini,

già hanno pronti i grembiulini,

le matite han temperato

e lo zaino han preparato!

Si ritorna tutti in classe,

tanti alunni,grandi masse

di festosi scolaretti

con in mano i quadernetti…

Tanti compiti da correggere,

avventure da far leggere

agli amici,alle insegnanti

e poi i disegni:così tanti!

Test d’ingresso all’universit√† italiana

Venerdì 11 Aprile 2014

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Lo scandalo di Bari di questi giorni dimostra come sia fallace il sistema di ammissione alle facolt√†, soprattutto di medicina. La legge che ha introdotto il cosiddetto numero chiuso risale al 1999, governo D’Alema, quando, con il n.264, si approv√≤ la normativa di soli quattro articoli che stabiliva il perch√© occorresse un metodo per scegliere chi si potesse iscriversi al primo anno delle nostre universit√†. E i criteri che avevano portato a tutto ci√≤, dichiarati nella stessa legge, riguardavano il numero di aule, i docenti, i laboratori e altre simili situazioni organizzative. Non si parla di lavoro, di necessit√† per la societ√† di avere un certo numero di laureati o di altro di questo genere. Dunque la ragione era solamente tecnica, non politica.

Basta una semplice riflessione per dimostrare come la strada sia del tutto fuori logica, quella stessa che si sbandiera nei test: sarebbe come se non si mettessero in galera i delinquenti perch√© non ci sono le carceri dove ospitarli. Oppure si lasciassero morire i malati perch√© negli ospedali non c’√® posto dove curarli.

Chiedo scusa, forse ho sbagliato ragionamento ed esempi. Mi sto accorgendo, mentre scrivo, che √® davvero questa la logica della nostra attuale civilt√†. In effetti molti deliquenti sono liberi e molti malati muoiono mentre cercano un medico. Dunque niente di strano se anche agli studenti non sia consentito di studiare, mentre si dice che l’Italia sia agli ultimi posti in Europa per numero di laureati. Infatti, l’Europa. Proprio da una sua direttiva part√¨ la faccenda del test d’ingresso, specie per medicina. Stravaganza quando, invece, ci si lamenta di come siano pochi i medici che curano in altre parti del mondo. Quasi che fosse anche pecluso di andare a lavorare dove si desidera.

Ma andiamo un attimo di nuovo sulle motivazioni della legge n.264. Forse non si sa che esiste la rete? Quella chiamata internet? La telematica? Se si conosce questo nuovo modo di seguire una lezione, allora è anche possibile stabilire che chi supera il test, pensato da menti non del tutto equilibrate, possa seguire in aula e gli altri, liberamente, dai monitor dei propri pc, almeno per il primo anno. Poi a scorrere se gli esami non vengono superati.

Sarebbe follia? Molto minore di quella che stabilisce come si debbano scegliere gli studenti in 100 minuti di stress emotivo. Del resto √® lo stesso Stato che dichiara, quest’anno non ancora, contraddizione nella contraddizione, chi sia “maturo”. Allora di che cosa si √® maturi? Di presentarsi al test? Non di iscriversi a una facolt√† che piace? Ci si chiede a che serve far studiare fino a diciotto anni, se non diciannove, i nostri ragazzi per poi abbandonarli come stracci vecchi al loro destino, perch√© questo significa consentire a un solo studente su sette di potersi iscrivere, per esempio, a medicina. Gli altri sei a zappare? Potrebbe essere un’idea ma non fategli studiare greco e latino, per carit√† di Dio e nemmeno tanti anni seduti ad appiattirsi il sedere per nulla.
La conclusione, per non farla lunga? Semplicemente che i test d’ingresso per il numero chiuso alle universit√† italiane sia abolito, ci penseranno gli esami stessi successivi a stabilire chi sia adatto ad arrivare alla laurea.

Il mio primo anno di architettura eravamo una folla dentro un’aula che sembrava un cinema, qualche migliaio di persone che vociavano e non sentivano il professore che spiegava. Poi poche decine, fino a quando, con il professor Bonelli (Storia dell’architettura), a valle Giulia, a Roma, ci ritrovammo in due soli alunni, chiamiamoli cos√¨. La luce era spenta per permettere di poter vedere le proiezioni di immagini di chiese antiche sparse per tutta l’Europa. Si stuzzicava il sonno, la situazione era adatta a schiacciare un pisolino. A un certo punto un rumore sordo, la sedia con il pianale automatico si ribalt√≤ sullo schienale e il ragazzo che era due o tre file davanti a me cadde. Morto, parve, invece addormentato. Piano piano si rialz√≤ e se ne sgusci√≤ via dalla sala senza farsi notare da Bonelli che si era appena distratto e aveva continuato la lezione. Cos√¨ rimasi solo io a seguire. Poi ci fu l’esame. Risultato? Mi bocci√≤. Poi cambiai professore, mi sono laureato, sono diventato anche esperto di archeologia dei popoli italici.
L’Europa non deve insegnarci nulla con le sue direttive. Noi abbiamo una diversa civilt√†, la nostra storia √® umanistica e tutta la scienza che ne sia derivata √® partita da quella struttura mentale di base. Altrove non hanno avuto Roma, il nostro medioevo, il Rinascimento, un essere come Leonardo da Vinci, nemmeno il nostro Mediterraneo con le sue pi√Ļ antiche civilt√†. L’Egitto, per cui non ancora ci sono spiegazioni sulle costruzioni delle piramidi nel terzo millennio a.C. quando non esisteva il ferro. Oppure le sculture grece del quinto secolo avanti Cristo, le mura ciclopiche delle citt√† sannitiche ancor prima di Roma, lingue da scoprire, l’osco.

Si potrebbe continuare all’infinito, in Italia esiste la stragrande maggioranza del patrimonio artistico e storico mondiale. Gli studenti italiani devono essere lasciati liberi di andare avanti, magari sarebbe da riformare la scuola, partendo dai professori. Qui, ora, tutto al contrario: si chiudono le porte delle universit√† per migliorarle. Una sciocchezza che segue la stessa logica perversa delle domande ai quiz, quasi che fosse la famosa patente di jettatore che molti studenti del liceo sapranno e non chi, dall’Inghilterra, ha preparato le domande d’ingresso.

Test d’ingresso all’universit√†

Mercoledì 19 Marzo 2014

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Non √® molto chiaro perch√© mai si siano prima costruite universit√† in ogni regione d’Italia e poi si vuole impedire agli studenti di accedervi. Il test d’ingresso √® una vera e propria sciagura per i giovani che sono arrivati al diploma, anche questa volta con una logica stravagante che desiderebbe la cultura e poi la negherebbe. Perch√© si costringe a un ragazzo di dover andare a scuola fino a 18 anni? Non √® sufficiente che sappia leggere e scrivere e fare due conti? Chiss√† quanti, alla fine del liceo, non sanno ancora la differenza fra una misura lineare, una quadrata e una cubica. Per non dire di altro. Quanti professori non sanno come insegnare l’italiano, ora confondendolo con le regole della matematica, che non sono opinabili, altre volte parlando di forma che, evidentemente, non sanno che cosa sia. Lo possono sapere i loro alunni?

Cos√¨ si arriva al test d’ingresso alle varie facolt√†, o come si dovrebbero chiamare oggi, delle nostre universit√†. E si tagliano le gambe a chi aveva sogni e passioni. In genere uno su sette superer√† la prova. E gli altri che faranno? Ho provato anche io, laurea in architettura con ottimi voti, a rispondere a qualche test di questi anni. Non sempre mi √® riuscito raggiungere un punteggio valido all’ingresso in medicina. Significa che sono ignorante? E non potrebbe essere che le domande siano prive, quelle di logica, di logica? Non √® chiaro a cosa si riferisca, ad esempio, la dicitura che bisogna capire l’errore con riferimento a un passaggio appena letto. Cio√® sarebbe da trovare che cosa ci sia di sbagliato sopra o sotto, nelle risposte elencate, rirpetto a quanto detto sopra? No, affatto. Il linguaggio, non soltanto in questo caso, √® ridicolo, altro che logico. Meno che mai per farsi capire da chi ha solamente diciotto o diciannove anni.

Non ne parliamo delle domande di cultura generale che potrebbero anche definirsi di sciocchezze, anche se non sempre, televisive. Quando vorr√† un governo di questa Italia ricca di storia e di archeologia e di arte, capire che i test d’ingresso, durata novanta minuti per giudicare un alunno che ha studiato anni sui libri, sono da eliminare? Non √® questo il modo per scegliere il merito. La valutazione, concetto quanto mai complicato, lo sanno bene gli architetti come me che devono stimare un bene, deve essere spostata su altri parametri che possono dedursi, nel caso, anche dalla scuola frequentata, quando ci saranno metodi e sistemi identici in tutta la nazione.

Credo che se fossimo nel famoso sessantotto le universit√† sarebbero occupate da mesi, se non da anni, contro questa stupidit√† dei test. Non sarebbe meglio dire ai ragazzi che non ancora hanno vent’anni di andare a zappare la terra? Non si usino giri di parole, perch√© questo √® il concetto che, logicamente, si deduce.

L’editor delle case editrici

Domenica 16 Settembre 2012

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Mi √® capitata questa disavventura con una casa editrice qualche tempo fa. Inviai un romanzo per una eventuale pubblicazione. La risposta fu che era di qualit√†, che la storia era interessante, ecc. Tutti commenti che fanno coloro che vogliono prendere all’amo un altro cliente, non un autore, per fargli pagare qualcosa per la sua stessa pubblicazione. Poi c’era una postilla del genere: “Abbiamo riscontrato, comunque, molti errori, soprattutto nelle caporali basse che mancano del tutto in molti dialoghi nel testo…” e altre cosette che riguardavano errori di scrittura.

Mai che l’editor, se cos√¨ bisogna chiamare chi legge e corregge un manoscritto, si fosse accorto che quella fosse una caratteristica dell’autore, che non tutto fosse effettivamente dialogo, ma molti solamente pensieri inespressi o dialoghi che si sarebbero fatti se ci fosse stata, in qualche modo, possibilit√†. Insomma un tipo di linguaggio dell’autore. Anche per alleggerire la narrazione e renderla pi√Ļ vivace, meno monotona. Per niente difficile da capire.

Errori? Questo dimostra come ci sia ridicolaggine, come spesso vado dicendo, nella lingua scritta, molto pi√Ļ della parlata dove ti puoi aiutare con il tono della voce, con le pause, con gli occhi, le espressioni del viso e i comportamenti. Non basta soltanto il contesto, come si suol dire. E come, pure, ci√≤ che si scrive, si presta a eccessive interpretazioni per cui, spesso, un editore prende fischi per fiaschi e pubblica sciocchezze o manda al mittente proposte interessanti. Le case editrici, vedi quante ce ne sono che chiedono contributi agli autori stessi, non credono nel talento, n√© lo sanno riconoscere, e cercano di pubblicare ci√≤ che commercialmente e soltanto cos√¨, possa garantire, secondo loro, un ritorno economico.

Non voglio affatto dire che quel mio romanzo sia chiss√† che cosa, quanto che gli esordienti debbano stare con gli occhi aperti e non farsi ammaliare dalla proposta editoriale, come la chiamano coloro che sperano di guadagnare da autori sprovevduti. Allora come fare a pubblicare un libro? Ci vuole anche fortuna, oltre che tenacia. Meglio avere nel cassetto un manoscritto inedito che darlo alle stampe versando denaro. Se proprio si vuole un libro su carta, ci sono i sistemi in rete che ti consentono di avere una copia con pochissimi euro, se non addirittura gratis. Venderlo a molti, √® tutta un’altra storia che, quasi sempre, dipende dalla pubblicit√† dell’opera, non dal contenuto.

Zanna bianca di Jack London

Venerdì 1 Ottobre 2010

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Un libro che è un capolavoro della letteratura mondiale. Come vede il mondo un canelupo, gli dei, gli uomini bianchi ai quali bisogna ubbidire. E la sua natura selvaggia.

Il romanzo fu scritto prima dei trent’anni dell’autore, visto che fu pubblicato nel 1906 e lui era nato nel 1876. Per questo molto interessante per maturit√† e ambiente, anche psicologia, seppure sia solo descritta e non approfondita come per gli umani. Dalla parte del cane, come disse mia figlia di 12 anni quando lesse il racconto. Ed √® proprio cos√¨ che questo libro si √® conquistata la fama mondiale che ammass√≤ nelle tasche di Jack London quel milione di dollari che lo avrebbe portato, credo, alla fine, al suicidio. Se √® vero che la sua vita cambi√≤ e nella sua stessa intensit√† divenne tragica. a soli quarant’anni.

Ci resta questo scritto, non eccelso come storia, ma immenso come approccio al modo di raccontare. Divino, direi, nella selva di romanzi da quattro soldi che ci sono oggi. Zanna bianca resiste da un secolo e il suo insegnamento è tuttora valido.

L’ombra di Edgar

Martedì 10 Agosto 2010

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E’ un libro di Mattew Pearl, che nel dialetto di Milano potrebbe anche indicare, con una buona approssimazione, il valore dello scrittore. No, perch√© il romanzo √® piuttosto noioso nonostante la moltitudine di avvenimenti che sanno parecchio di storia a fumetti e molto poco di letteratura. Poi una investigazione sulla morte del povero Edgar Poe che mor√¨ in circostanze non chiare sembra come se si scavi nella melma che ricade, appena quella si sposta dal fosso. Tanto che alla fine il Pearl deve fare una serie di salti mortali per spiegare. Per giungere a una qualche conclusione. Ma quanto sforzo!

Il linguaggio non √® particolarmente affascinante e il racconto spesso confuso e pesante. Probabilmente avrebbe voluto farne un film di azione, ma scrivere una storia √® un’altra cosa da una sceneggiatura. Insomma ho finito di leggere questo libro per vedere dove voleva arrivare il suo autore. Da nessuna parte: voto mediocre.

Zibaldino di Leonardo Cammarano

Martedì 18 Maggio 2010

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Quando s’incontrano nuove persone √® difficile pensare che siano di quelle che, nella vita, si possono contare sulle dita di una mano: uniche. Perci√≤ Leonardo Cammarano, data anche la sua estrema umilt√†, si nascondeva tra i sorrisi e le parole. Poi mi ha regalato un suo libro: ZIBALDINO. Che ho letto con grandissimo piacere. Ed allora √® venuta fuori la sua fantasia, la sua ironia, la sua vasta cultura e non solo la sua filosofia. Ma soprattutto la saggezza di chi ha attraversato il tempo e, dice lui, non se n’√® accorto. E allora la meraviglia che un simile personaggio, che lo abbia avuto vicino pochi chilometri, lo abbia conosciuto solo adesso che anche io mio avvio alla vecchiaia.

Il suo libro è meraviglioso, scritto con penna leggera e scorrevole, precisa, arguta, comica, artistica. Perché Leonardo è un pittore e sa dipingere anche con le parole.

Da leggere. Ottimo.

Niente di vero tranne gli occhi

Domenica 4 Ottobre 2009

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Il linguaggio di Faletti è sporco, e della cosa non vi è alcun bisogno per raccontare una storia qualsiasi. Gratuito e inopportuno. Naturalmente tale sua scelta porta anche a conquistare un certo tipo di pubblico, ma ne allontana sicuramente un altro. Personalmente, dopo poche pagine, ho dovuto abbandonare la lettura che mi schifava. Stessa cosa successa a mia moglie.

Giudizio negativo, nonostante sia un successo editoriale, a quanto si sente dire.


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