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La fiera di sant'Antonio
romanzo
di
Raffaele Castelli

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La fiera di sant'Antonio: quarto romanzo pubblicato da Raffaele Castelli.  
Questa volta l'autore se ne va nell'anno mille, anzi poco prima, quando avviene un fatto terribile a funestare un tranquillo villaggio di montagna. E da lì parte il racconto fino ai nostri giorni con una soluzione particolare di ciò che accadde secoli addietro. 
Il romanzo è di 292 pagine.  
E' possibile acquistarlo in ogni libreria d'Italia, con il codice ISBN 978-88-488-0863-7, oppure direttamente via internet cliccando qui. 
Copertina del romanzo LA FIERA DI SANT'ANTONIO (nuvole e raggi in montagna) 

Intervista

La copertina è simbolica. 

Ah, sì. Mi trovavo in montagna quando mi è apparsa una nuvola nera trafitta da un raggio di sole. Per motivi d'impaginazione e grafica è stata tagliata parzialmente, ma sarebbe stata ancora di maggiore effetto. Poi volevo significare qualcosa che viene dal cielo, certe volte, nella vita. Come allora, all'epoca dei fatti. L'anno mille in cui si temeva la fine del mondo. 

Come mai sei andato a finire nel profondo Medioevo? 

Sai, le ispirazioni mi vengono dalla realtà, ma non è possibile parlarne senza toccare la suscettività della gente. 

Che vuoi dire? 

Che è meglio estraniarsi, cambiare i nomi, i luoghi e i tempi... 

Un fatto vero, allora? 

Diciamo di sì, anche se l'ho modificato a mio piacimento. Ma è un ricordo verso quella ragazzina che sopportò la violenza. Che qualcuno non se ne sia dimenticato. Chissà se un giorno diranno la stessa cosa di me: quel tipo che scriveva romanzi a ripetizione! (Ride.) 

Hai accennato a una pietra ritrovata in località Madonna del Piano. Ne so qualcosa. 

La pietra osca conservata nel municipio di Molise, un piccolo borgo a pochi chilometri dal luogo del ritrovamento. Vero. Ma ho intenzione di trattarne a fondo in un'altra storia, se mi capiterà. Merita. 

Come promesso, non hai usato la prima persona. 

No, solo per i primi tre romanzi, d'ora in poi sempre con la terza, mi pare che te l'avevo detto l'altra volta. Mi sembra, diversamente, come se uno volesse mettersi al centro della scena. Magari sarà anche così, alla fine, per altri versi, ma non direttamente, e pare anche che così il racconto scorra più gradevole, come se qualcuno ci stesse a rammentare cosa successe una volta. Le nostre nonne, accanto al camino. 

Noto che ti soffermi a descrivere le case. 

Non per niente sono architetto. (Ride di nuovo.) Ma poi mi piace costruire la scena dove si svolgono i dialoghi, farla immaginare al lettore. Così come la vedo io, mentre scrivo. 

E la cucina... 

Be', quella è una mia antica passione, mi studio i pasti della zona o del tempo e li inserisco nelle ore di pranzo o di cena. Nei libri spesso non si parla delle azioni più semplici di tutti i giorni, come quelle di andare a liberarsi. La fisiologia. Non è così? 

No, no, sì... ma usi questi momenti anche per situazioni comiche. 

Direi di sì. Che poi ci vuole anche un momento di rilassatezza durante la lettura. Ma se hai letto o se ricordi il frate che s'impiglia tra la corda della campana, allora ti rendi conto che non è male come episodio. 

Dal titolo non sembrerebbe che si tratta di una storia tinta di giallo. 

Pensai che le nostre fiere, quelle di paese, derivino da tempi antichi, che noi, da ragazzi, vedevamo il commercio degli aninmali ai bordi dei centri urbani, tra mille puzze di ogni tipo, tra schiamazzi di venditori e compratori, come se il tempo non fosse mai passato, da quando l'uomo ha conosciuto il commercio. Volevo raccontare qualcosa di simile. Certo, adesso non è più così, tutto dimenticato e distrutto. Resta il ricordo, e questo romanzo. 

Ti sei divertito anche a far venire sul posto frate Antonio. 

Per forza! E a che serve la fantasia e la scrittura? A desiderare ciò che è di altri... (ride), scherzo, naturalmente. 

Però è un'idea che cambia la storia, quella con la lettera maiuscola, dell'uomo. 

Non così tanto. Sono poche varianti. Tutto il resto non è stato scritto da me. (Fa cenno alla moglie alla finestra che è tempo della bibita nel giardino, il solito posto delle nostre conversazioni. Mi dice di non farla tanto lunga: ai lettori non piacciono le cose che stancano. Ci sono gli uccelli che rallegrano il pomeriggio caldo. E' estate, qualche mosca gironzola, senza toccarci, attorno alle nostre orecchie.)





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