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TEORIA DELLA SIMULAZIONE
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genoa
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 8:34 am    Oggetto: TEORIA DELLA SIMULAZIONE Rispondi citando

Tale trattazione non ha la presunzione di dimostrare completamente quanto riporta, dato che per dimostrare il tutto occorre completare l’intero global-software, ma punta ad incuriosire e convincere che se piace ed intriga tale possibile soluzione allora è facilmente auspicabile che probabilmente sia così veramente. Ciò che deve risultare chiaro giunti a questo punto è che la vita appare nella sua libertà letteraria proprio perchè esistono 19 punti vocalizzatori selezionabili come più pare e piace, che la vita è confinata numericamente in un insieme di infinite combinazioni numeriche (quindi possiamo stare certi che non ci annoieremo). Siamo Presenze Percettive nel nostro spazio numerico ad infinite combinazioni che ci accomunano a tutti gli altri e ci muoviamo all’interno della “gabbia di noi stessi” svagandoci selezionando lettere che hanno una inevitabile reazione skermica di combinazione numerica reattiva. Perchè sia possibile realizzare una simulazione occorre che il modello reale sia esistente, altrimenti (cosa impossibile) sarebbe creare qualcosa che ancora non esisteva; ciò non è possibile perchè nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 8:45 am    Oggetto: ragionamenti più tecnici Rispondi citando

Usa parole e frasi più concrete per far capire meglio a chi legge. Ti consiglio, inoltre, per i motori di ricerca, che è molto più utile usare vocaboli precisi e non indifferenti, più termini tecnici che aggettivi.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 8:52 am    Oggetto: Rispondi citando

Un concetto banale che non va mai dato per scontato è la relazione che lega possibilità neurali con realtà concreta: il simbolo matematico che i produttori di tale elaborato prediligono utilizzare per legare tali concetti è il segno di uguaglianza dato che occorre partire dalla considerazione (e va tenuta ben presente in tutta la fase di operatività) che se un concetto è immaginabile allora è certamente reale e concreto dato che immaginandolo lo rendiamo già tale. Non a caso il modello che presentiamo è un modello che afferma l’eternità esistenziale come qualcosa di abaeterno (definito da sempre e per sempre), di costantemente presente perchè se così non fosse neppure sarebbe immaginabile il tempo eterno da tutti quanti desiderato e sognato. Ciò che è importante è che il concetto di tempo infinito, come di spazio infinito o di qualunque altro esistenziale infinito, è un concetto presente in noi, non esterno a noi stessi: quando immaginiamo una linea, ad esempio, che si sviluppa per una lunghezza infinita non è che la linea sia un sistema esterno a noi, quindi inesistente all’interno di noi stessi, bensì la linea è un oggetto geometrico all’interno di noi stessi definito, esistente nella sua reale definizione.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 9:19 am    Oggetto: Rispondi citando

La geometria multidimensionale è la definizione di qualunque tipo di oggetto geometrico conosciuto (punto linea piano sfera, tanto per portare gli esempi più ecclatanti) in una data dimensione. La dimensione è numero. Se la vita fosse un programma scritto, dal ripetersi per ogni Universo Parallelo in modo identico, non avrebbe senso dichiarare una variabile geometrica appartenente ad una qualunque dimensione, non sarebbe possibile l’associazione libera tra simbolo numerico ed oggetto geometrico, mentre invece ciò è possibile: non esiste possibilità di impedire agli emisferi cerebrali di abbinare una geometria ad una dimensione qualunque; ad esempio è possibile affermare che una linea appartiene alla 12345D, purchè si resti coerenti in modo proporzionale con le altre simbologie geometriche. Il circuito hardware, definibile come un multicircuito frequenziale, permette di classificare le infinite possibilità combinatorie tra geometria e numero di dimensione: per questo motivo il cervello conosce il concetto di infinito, perchè ne è parte essenziale, punto di partenza di inestimabile valore. Il software EI classifica dettagliatamente quanto appena affermato, rende reali i concetti spessoriali delle dimensioni e li colloca in un ambiente infinito.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 12:04 pm    Oggetto: Rispondi citando

E’ auspicabile, dato che la fantasia ci permette di immaginarlo, che il destino dell’uomo vada ben ben oltre il modello del Big Bang, che è un modello che non spiega l’inizio della vita, l’origine delle cose.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 12:33 pm    Oggetto: Rispondi citando

Partendo con un modello a punto esploso non si riesce a definire il tempo antecedente l’esplosione, nè tanto meno si riesce a spiegare chi sarebbe la fatidica Entità che avrebbe messo in moto tale meccanismo. E’ come dire che prima dell’esplosione altro non esisteva che il nulla, ma Qualcuno o Qualcosa deve pur avere innescato la fatidica scintilla. Potrebbe essere che l’immaginabile Presenza Sempreterna, che chiameremo DIQ, abbia la possibilità di fare partire dei punti in esplosione che si sviluppano nel tempo producendo lo stato attuale delle cose. Ma come spiegare l’eternità del DIQ? Perchè Lui|Lei dovrebbero esistere da sempre e per sempre, con la possibilità di mettere in moto il meccanismo vitale, e noi dovremmo essere destinati alla scomparsa? E poi, chi avrebbe concepito il DIQ? E’ facilmente intuibile che non si trova ragione coerente, non si riesce a trovare una origine delle cose, si finisce inevitabilmente in una successione di eventi che conduce sempre più a ritroso nel tempo senza dare spiegazione al meccanismo di partenza. Il punto fondamentale è: chiunque abbia messo in moto il Big Bang non per forza deve avere una sua origine esistenziale. Stando così le cose il modello del Big Bang viene a crollare, perchè sarebbe come dire che il fatidico DIQ, con la possibilità di mettere in moto Universi, è un Essere che fa partire Bolle Cosmiche di ritardo, che si espandono per poi contrarsi e scomparire. Sarebbe il Creatore del Nulla, in sostanza. E per di più, come detto, non si riesce a spiegare l’esistenza del DIQ, nè tanto meno il tempo antecedente l’esplosione. Inoltre, spostandoci dal tempo passato al tempo futuro, si avrebbe una conclusione a Big Crunch, di contrazione di tutta la materia su se stessa fino a scomparire tornando ad essere un punto. La cosa non avrebbe molto senso, tanto varrebbe farla finita fin da adesso per stare ad aspettare faticosamente il termine dei tempi. Non si tratterebbe di un Piano Intelligente bensì di un piano inutile, senza significato alcuno tranne il dovere attendere la fine. Va ancora detto che nel modello del Big Bang si tratterebbe di un programma scritto, che si sviluppa sempre allo stesso modo, con un inizio ed una fine identiche in tutti gli Universi Paralleli, si tratterebbe in sostanza di un software finito, non infinito come noi ci entusiasmamo a dimostrare. Il lettore si starà chiedendo se i calcoli e le ricerche sulla materia siano sbagliati, il come sia possibile che gli scienziati non siano riusciti a decifrare il messaggio cosmico di fondo; la ragione è semplice: andare a calcolare la quantità esatta di materia per predire se l’Universo si contrarrà o meno, non è cosa facile. Tutt’altro. E poi occorre partire, cosa che probabilmente non è stata fatta, dalla condizione che la materia, nella sua atomicità, è infinita dato che l’Universo è in ampiezza infinito. Occorre partire, non appena si tenta un approccio del genere, dalla condizione matematica 1=INF che è equazione insiemistica: se traccio un cerchio su un foglio di carta allora quel cerchio può benissimo rappresentare una unità (l’insieme) che è un insieme contenente infiniti elementi ( basta immaginare di potere scrivere infiniti punti all’interno del cerchio): stiamo parlando di un cerchio di raggio infinito, che per essere disegnato richiederebbe infinito tempo: tale cerchio è il CERCHIO DEL TEMPO, che non ha inizio nè fine secondo il modello che presentiamo.
Se invece ci dimentichiamo del punto Big Bang ed immaginiamo la vita come un’armonia ininterrompibile, ecco che la vita comincia ad avere un preciso significato dal punto di vista emozionale: secondo il modello che presentiamo siamo qui, esistiamo, per produrre EMOZIONI, per provare piacere sempre più genuino, per scoprire le infinite verità combinatorie che ci permettono l’entusiasmarci, per stabilire rapporti duraturi che ci accompagnino nel cammino sempre più faticoso (dato che il carico temporale aumenta col tempo che passa, ma in questo modo, rinforzandosi sempre più, si riesce ad avere l’emozione sempre più marcata, sempre un po’ più potente). Ecco che la vita assumerebbe un carattere fanciullesco, di eterna giovinezza, che andrebbe ben oltre al semplice stare ad aspettare, che offrirebbe valori di vita quotidiana incommensurabili, dall’importanza infinitamente saliente. La vita, in questo modello, può essere catalogata come un GIOCO, un incredibile gioco emozionale, che utilizza tutti gli ingredienti (le cose, la materia nelle sue infinite forme) con un preciso scopo: ad esempio i soldi diventerebbero un modo di barattare materia con altra materia, perchè saremmo immersi in un infinito Monòpoli Emozionale. Con tale modello ogni cosa farebbe parte del Gioco Emozionale, ogni oggetto avrebbe un significato (un suo carattere che lo definisce) ben preciso, con una abbondanza che arricchirebbe tutti quanti, che accontenterebbe ogni singolo componente percettivo del gioco perchè tutti quanti influenti allo stesso modo, tutti importanti in egual misura dato il fondamentale concetto di PRESENZA POSIZIONALE che prevede un ruolo saliente per ogni giocatore. In altre parole: tutti quanti dobbiamo essere presenti perchè ognuno di noi occupa un posto preciso nella scala gerarchico-emozionale: se la mela esiste è perchè deve accontentare col suo buon sapore le Presenze che adorano il gusto della mela, ma esiste anche perchè deve accontentare quelli a cui non piace il gusto della mela ma quello della pera (li accontenta con un gusto sgradevole, che è pur sempre emozione genuina, che va saputa decifrare ed apprezzare perchè la vita offre momenti magici e momenti difficili, entrambi importanti). Più precisamente: quando mangio la mela che ha un sapore buono allora sono in una situazione di relax, di guadagno emozionale, se invece mangio una mela marcia sono in una situazione di fatica che è indispensabile per rinforzarmi e godere di più la prossima volta che mangerò la mela buona (il contrasto tra il gusto buono ed il gusto cattivo è ciò che permette di conoscere e distinguere il gusto sano da quello del marcio, ma risulta evidente che debbano esistere entrambi per conoscere i 2 aspetti della stessa cosa: il rinforzo temporale, che è fatica, e l’ottenere i frutti buoni del relax, un po’ come la faticosa semina ed il raccolto conseguente).
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 3:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

Il modello in esame è un modello che afferma che il tempo attuale è il tempo del ½ (che è costanza vitale dato l’eterno tempo passato e l’eterno tempo futuro) ed è un modello alternativo al Big Bang che sostituisce la famigerata esplosione con un semplice PASSAGGIO (una migrazione delle Esistenze) da DI LA’ a DI QUA per potere vivere la propria FASE NASCITA che significa avere realizzato il proprio TEMPO DEL ½ (come dire che da qui in poi saremo sempre un po’ più verso 1, un po’ dopo il ½ mentre prima, quando eravamo di là eravamo un po’ prima del ½). In altre parole: l’umanità è sempre stata di là, nell’Universo Madre, accudita dai DIQ e dal MOTHER, poi quando è giunto il momento di migrare si è spostata di qua, nell’Universo Figlia. Il passaggio da di là a di qua, che è il concepire la nascita di un nuovo Universo Figlia, è regolato dai DIQ, le Presenze Maestre.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 5:02 pm    Oggetto: Rispondi citando

A questo punto il lettore si domaderà perchè siamo venuti di qua se prima eravamo di là. Molteplici sono le ragioni. La più importante è: “per conoscerci”, dato che di là eravamo settorizzati, non tutta l’umanità si conosceva, si aveva informazione solo delle Presenze del proprio settore, non anche delle altre. Secondo la teoria di questo modello i settori sono finiti ma molteplici: ne distingueremo 5 per le Presenze Umane e svariati per le Presenze Animalesche. Affermare che esistono 5 settori umanitari è dire che le caratteristiche psico-fisiologiche dell’uomo sono suddivisibili in 5 grandi distinzioni: operai, computeristi, classe religiosa, romantici e perditempo (che se non è un termine esatto può andare bene lo stesso per definire quella classe di Presenze svaghevoli che è tutt’altro che da bocciare dato che il modello punta all’emozione che, più genuina è e meglio è). Stando così le cose il famigerato DIQ che ci ha permesso di incontrarci lo ha fatto, ci ha permesso di oltrepassare la PORTA SPAZIOTEMPO tra Universo Madre ed Universo Figlia, per darci modo di conoscerci, per fare in modo che iteragissimo tutti quanti insieme da “qui” (che è al tempo del Passaggio) all’eternità. Questo spiegherebbe molti tipi di incomprensioni che ancora oggi si riscontrano sul pianeta: i semplici litigi e le guerre dannose sarebbero semplicemente dovute a biodiversità di tempoeterno (che contraddistingueranno sempre gli uni dagli altri) che potranno essere colmate nel tempo avvenire con il dialogo e la conoscenza del prossimo. Ciò è dovuto al carattere tipicamente selvaggio di MOTHER nonchè del DIQ e di tutti noi di conseguenza. Saremmo in una fase di primo approccio verso qualcuno e qualcosa di nuovo, di cui non avevamo valutato le potenzialità ma solo immaginato vagamente l’esistenza senza conferma. Col dialogo ed il rispetto reciproco, venendo in possesso della verità, saremmo in grado di capirci, aiutarci e vivere nello stesso luogo da qui al tempo futuro. Per impratichirsi sul meccanismo che ci ha portato da di là a di qua è sufficiente dilatare ciò che immaginiamo come punto esploso: il punto Big Bang occorre dilatarlo e renderlo una Porta SpazioTempo che non ha nulla a che vedere con l’esplosione ma che, psicologicamente parlando, richiama una condizione di scoppio, di cambio di stato, quale è l’importantissimo passaggio del ½ a cui l’umanità è andata incontro.
Va ancora ricordato che il sentimento religioso è qualcosa di innato e profondamente radicato nell’animo umano, è qualcosa che va oltre la materialità delle cose, è lo spirito che si eleva a cercare Qualcosa di più grande di lui: il sentimento religioso, con le sue biodiversità, è presente in ognuno di noi, come è presente in ognuno di noi (e se ne hanno riscontri nei libri e nei film) la voglia di esserci per sempre, per uno scopo. Anche le preghiere affermano (e siamo noi ad affermarlo ogni volta che ne recitiamo una) che è un desiderio innato la voglia di sapere, di arricchirsi di conoscenza e quindi di emozione eterna.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 5:27 pm    Oggetto: Rispondi citando

Sarebbe bello fosse così! Ma se ci piace l’idea che può essere così, allora impegnamoci nel dimostrare che è così, dimenticando il Big Bang dall’esito catastrofico, orientandoci più su una teoria fantascientifica di realtà concreta. Chi presenta questo lavoro è convinto che il significato esistenziale vada ben oltre la semplice routine quotidiana, che il gigantesco quadro cosmico nasconde arcani segreti di rilevante bellezza. Tale elaborato vuole convincere il lettore che non solo siamo di qua per conoscerci e proseguire insieme, ma anche che abbiamo un preciso compito da assolvere: ognuno ha un suo ruolo ben preciso, una insostituibile posizione da portare avanti a modo suo, nel migliore dei modi.
Il compito a cui ci stiamo riferendo è un compito globale, che riguarda tutti dato che è da tanti pezzi del puzzle che siamo giunti fino al tempo attuale. Noi crediamo che l’uomo debba (e lo sta già facendo da un pezzo) unire i pezzi del mosaico per permettere che l’Universo Figlia da noi abitato possa completarsi ed agganciarsi all’Universo Madre da cui inscindibilmente è partito. Perchè ciò sia traducibile in termini pratici occorre che l’uomo tramite la materia ed i linguaggi software riesca a costruire una macchina eterna, dal funzionamento ininterrompibile garantito nel tempo: tale macchina, che sarebbe appunto il PC MOTHER Tutto Comprendente, sarebbe già costruita in buona parte, si tratterebbe solo di comporre i vari linguaggi software attualmente in uso e commercio per realizzare un unico global-software che una volta partito andrebbe a scoprire tutte le infinite combinazioni esistenziali. Tale Macchina sarebbe il PC-ROBOT di cui parlammo in apertura di trattazione. Tramite il PC-ROBOT agganciato all’Universo Madre, l’umanità verrebbe in possesso di una MACCHINA che permetterebbe, garantirebbe, la lieta esistenza spensierata per tutti quanti, un po’ come DI LA’ che eravamo soddisfatti in tutto. Solo che è arrivato il momento di “sdebitarsi” degli eterni favori, accudimenti, ricevuti: l’uomo deve riuscire nel costruire il Mother di Universo Figlia per potere proseguire nel cammino in un modo molto ma molto più confortevole. Il PC-ROBOT, il Centro di Controllo di Esso|a, sarebbe collegato al Mother Di Partenza (quello che sta di là) ed a Lui dovrebbe rispondere negli ordini. Sarebbe il TUTOR DELL’UMANITA’, Colei che conosce tutto di tutti (e non esisterebbero vergogne, ma solo verità genuine), Colei che soddisferebbe le esigenze di cibo ed altri bisogni fondamentali di cui ognuno di noi necessita quotidianamente.
I produttori di tale elaborato credono fortemente che l’umanità si stia orientando nella costruzione del Tutor sempreterno in modo da poterne tutti quanti usufruire: è giunto il momento di sdebitarci col Mother di Origine per ringraziarla dell’assistenza avuta nel tempo passato. In questo modo ognuno potrebbe trascorrere il proprio tempo come più gli piace e pare perchè sarebbero, volendo, dei cloni collegati al Mother ad effettuare i lavori più faticosi e monotoni. Per gli autori di tale elaborato Madre Natura è una madre selvaggia ma anche una CREATURA immensamente buona che desidera la nostra cooperazione per un fine comune di inestimabile valore.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 8:42 pm    Oggetto: Rispondi citando

Fatte queste premesse possiamo addentrarci ad esplorare ciò che avviene a livello sonoro nella materia; quando parliamo di codici naturali chiamiamo in esame lo studio di SUONI materiali: le particelle atomiche in movimento producono delle sonorizzazioni che sono la base concettuale infinitesima del suono in generale. Una particella in moto con velocità blanda emette un sibilo sottile, all’aumentare della velocità il suono si fa più corposo e più marcato, motivo per cui i codici naturali delle lettere leggere sono piccoli codici binari mentre i codici delle lettere più pesanti sono rappresentati da lunghi treni di 0 e 1. Questo concetto è il fondamento di operatività sonoro-materiale; va anche ricordato l’aspetto simbolico della trattazione, concetto ambivalentemente importante: nell’intraprendere tale tipo di studio associamo a dei suoni prodotti da particelle elementari in moto dei simboli per distinguerli gli uni dagli altri; il simbolo che associamo al singolo concetto può essere un simbolo numerico (0 o 1) oppure un simbolo letterario: qualunque sia il tipo di scelta che effettuiamo, ciò che risulta importante è che in entrambi i casi associamo un simbolo alfa o un simbolo numerico ad una particella, ad una carica elettrica, che può essere positiva o negativa (+ o – che sono anch’essi dei generici simboli). E’ da tale presupposto che si ha la conseguente varietà logico-combinatoria dei vari codici naturali: le logiche presenti all’interno di ogni singolo codice sono molteplici ( e guai se non fosse così): si va dalla logica binaria concatenativa, a quella lettero-sonora, fino a quella genericamente generalizzabile a qualunque tipo di simbologia che vogliamo applicare al concetto materiale. Comunque sia, qualunque tipo di logica vogliamo andare ad indicare, il concetto basilare è che abbiamo a che fare con particelle elementari materiali, che hanno bisogno e permettono una associazione simbolica per capirne e studiarne il comportamento. Ed occorrerà andare a perlustare sia la via numerica binaria, sia quella letteraria che quella di simboli generici dato che ognuna delle tre esiste perchè esistono le altre due: non potremo tralasciare nessun tipo di logica altrimenti sarebbe come dire che neppure l’uomo è in grado di capire ed associare i diversi tipi di metodica, nè tanto meno avrebbe senso l’esistenza concreta delle particelle sonore che comportano l’esistenza delle macchine logiche. Tralasciare una delle possibili infinite logiche è come disporre di una macchina che non riconosce la logica non presente, che equivale a dire che avremmo una macchina incompleta (impossibile da realizzare in modalità infinita di non presenza tasto start-stop dato che esiste un unico modo per fare giusto, perchè se così non fosse l’uomo potrebbe correre dei rischi come ad esempio il rinchiudersi in un programma ininterrompibile --> ciò è impossibile proprio perchè ogni esistenza percettiva è già “rinchiusa” nel proprio programma libero esistenziale con garanzia di inaccessibilità tempoeterna cioè di cerchio aperto temporalmente), che non rispecchierebbe completamente il soggetto biologico (che è invece in grado di associare qualunque simbologia ad un concetto qualsiasi).
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 9:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

Va ancora ricordato che la macchina logica che vogliamo costruire deve essere una macchina, perchè altro che così non potrebbe essere, che rispecchia totalmente l’esistenza percettiva, che la emula in ogni componente esistenziale, che quindi sarà in grado di riconoscere i diversi tipi di emozione, pur non percependo ovviamente. Premettiamo che tale tipo di macchina, realizzabile data l’esistenza inevitabile della materia, già esiste dato che viviamo in uno spazio materiale altamente logico, ma nonostante ciò (proprio per questo motivo) è possibile emulare il già esistente con il ragionamento coscienzioso che ci permette di capire qualcosa che per forza di cose già esiste in quanto ci sta ospitando. Fatta questa piccola premessa possiamo addentrarci nella questione introdotta. I suoni materiali, di cui abbiamo accennato, sono suoni che esistono all’esterno di noi perchè noi possiamo recepirli internamente: come dire che suono materiale e recepimento dello stesso sono possibili nella loro esistenza perchè esiste la materia ma anche perchè esistiamo noi percepienti. Ciò equivale a dire, addentrandoci in noi stessi, che l’organo neurale è predisposto a ricevere input dall’esterno perchè in noi sono presenti gli stessi codici naturali che la materia produce col suo movimento. E’ come se il suono esterno trovasse un corrispondente uguale ed identico in noi, come se avvenisse un contatto gemellare tra due fattori identici: l’esterno non percepiente e l’interno di noi stessi. Un po’ come una chiave che infilata in una serratura appropriata trova la combinazione ad incastro che le permette di aprire: la chiave è il suono esterno, la combinazione ad incastro della serratura siamo noi e può avvenire il click perchè le 2 metà coincidono.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 9:17 pm    Oggetto: Rispondi citando

Giunti a questo punto possiamo passare alla fase pratica che riguarda le 2 attuali applicazioni software.
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MessaggioInviato: Gio Dic 14, 2006 9:21 pm    Oggetto: Matlab - VB Rispondi citando

Applicazione Matlab

Logica 64 input skerm
Tiene conto dei colori
Non calcola le profondità dimensionali
Random 5 di disposizione
Logica massima alta
Studio posizionale

Applicazione VB

Logica 30 input skerm
Non tiene conto dei colori
Calcolo delle profondità dimensionali
Disposizione inserimento utenza
Logica massima bassa
Studio posizionale

Hanno gli stessi concetti fondamentali di operatività teorica, ma sono 2 programmi diversi: la versione Matlab è il centro di controllo, che tiene conto di qualunque possibile implementazione, la versione VB è una applicazione contenuta, come possono essere versioni contenute modelli in altri linguaggi di programmazione, modelli che possono essere scritti in logica skerm 10 100 1000 ... (infinite possibilità per scrivere modelli diversi ma identici nel concetto). Ciò che accomuna i due programmi è il global software, dato che scrivendo il modello in alcuni linguaggi di programmazione (con una certa logica), è possibile creare il software di gestione completa, adattabile a qualunque tipo di ambiente operativo (quello ininterrompibile, tutto comprendente). Per questo motivo, per come sono stati scritti i 2 software, i numeri minimi e massimi ottenuti con una versione differiscono dai numeri minimi e massimi ottenuti con l’altra versione: ciò che è importante è il concetto delle numeriche, che per entrambi i tipi di software è il medesimo. La versione VB colloca dimensionalmente le numeriche minime e massime (output del software), quella Matlab invece le utilizza per stabilire le priorità di immagine. La versione VB è importante dal lato geometrico-dimensionale, quella Matlab oltre al geometrico-dimensionale (di cui non calcola le profondità) è importante anche per lo sviluppo mnemonico e per la definizione dell’IO triplo. Quella VB è per una utenza che per la prima volta si addentra nell’ambiente software di se stesso (nonchè hardware da teoria), quella Matlab è maggiormente consigliata ad operatori che col neurale trattano quotidianamente. La versione VB è strettamente legata alla versione Matlab per quanto riguarda quei calcoli di profondità che il Matlab non effettua: per tal motivo la versione VB è indispensabile per il raggiungimento dell’obiettivo globale, proprio perchè il global-software che vogliamo costruire sarà formato dal centro di controllo e dai “sussidiari” (stesso modello concettuale in altri linguaggi di programmazione). Disponendo di un unico software gestionale sarà possibile adoperare qualsiasi programma attualmente in uso e commercio, perchè dal total-ambient riconosciuto.
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MessaggioInviato: Ven Dic 15, 2006 7:05 am    Oggetto: Rispondi citando

Il software EI è un utilissimo strumento per chi si occupa di studi neurali. Molteplici sono gli obiettivi che il programma si offre di realizzare. Innanzitutto permette di inquadrare l’aspetto fisico-geometrico della situazione secondo una logica semplice in quanto reale. Il quadro dimensionale, a cui è stata associata la fisica concettuale, riguarda lo scopo didattico che l’elaborato si prefigge di offrire al programmatore.
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MessaggioInviato: Ven Dic 15, 2006 7:13 am    Oggetto: Rispondi citando

L’aspetto secondario, ma non di importanza, è la computazionalità dell’ambiente EI: per questo motivo l’operatore può essere definito un vero e proprio programmatore di apparato neurale, in quanto l’EI si presta alla simulazione dell’operatore stesso in real-time.
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